Battesimo: promessa da rinnovare

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È la stessa cosa dire cresima o confermazione? Questo sacramento esiste anche per le altre Chiese cristiane? E perché si comincia “rinunciando a Satana”?

Il sacramento su cui stiamo riflettendo ha tradizionalmente due nomi utilizzati comunemente, che sono cresima e confermazione. Generalmente utilizziamo il termine cresima che ha a che fare con il crisma, l’olio utilizzato dal vescovo per l’unzione del cresimando. Questo appellativo ci avvicina ai fratelli ortodossi, infatti in Oriente questo sacramento viene conferito con il battesimo ed è chiamato crismazione perché i catecumeni sono unti con il santo myron (crisma).

Il termine confermazione espressione con cui è indicato il sacramento nei libri liturgici – suggerisce invece che “questo sacramento nel medesimo tempo conferma il battesimo e rafforza la grazia battesimale” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1289). Quest’ultimo appellativo sembra essere inoltre quello più antico, difatti con il termine confirmatio si indicavano tutti i riti post-battesimali svolti dal vescovo sui battezzandi.

Il termine confermazione ci fornisce l’‘assist’ per parlare del primo rito che apre la liturgia del sacramento: la rinnovazione delle promesse battesimali. I cresimandi, terminata la liturgia della Parola, sono chiamati a professare quella fede che i loro genitori e il padrino e la madrina, insieme alla comunità cristiana, hanno professato nel giorno del battesimo. Questo rito non solo evidenzia la stretta connessione che la confermazione ha con il battesimo, ma sottolinea una dimensione ineludibile della fede: la libertà.

Infatti la fede è un dono che viene da Dio, ma allo stesso tempo è un atto pienamente umano e volontario, con il quale la persona decide di aderire a Dio e alle verità da lui rivelate. Per questo in certa misura la confermazione non “conferma” solo l’opera che il Signore ha già iniziato nel battesimo, ma dà al credente la possibilità di confermare e aderire volontariamente alla fede cattolica.

Quest’ultima dimensione, cioè quella di conferma della propria fede, ci accumuna in certa misura con le comunità protestanti, nelle quali la confermazione non è un vero e proprio sacramento, ma piuttosto un rito nel quale i giovani rinnovano la professione battesimale.

Nel rito cattolico il rinnovo delle promesse battesimali ha inizio con la rinuncia “a Satana e a tutte le sue opere” ed è seguita dalla professione di fede in forma interrogativa, come nella Traditio apostolica (III sec.), nella quale è messo in luce il passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo (cfr. Ef 4,22-24), dalle tenebre alla luce (cfr. Ef 5,8), che il cresimando, e ancora prima il battezzato, compie attraverso l’iniziazione cristiana.

La formulazione interrogativa della professione di fede riprende come contenuto il Simbolo apostolico (il Credo più antico e il più breve) e il Simbolo niceno-costantinopolitano (quello che comunemente recitiamo la domenica), componendosi di quattro domande, alle quali il cresimando risponde: “Credo!”.

Le domande riguardano rispettivamente l’adesione di fede a Dio Padre, a Cristo suo Figlio, allo Spirito santo, alla Chiesa cattolica e ad altre realtà di fede. Interessante è la terza domanda, che si discosta leggermente dal Credo ordinario: in essa si esprime come, nell’oggi celebrativo, lo Spirito santo venga conferito in modo speciale ai cresimandi come il giorno di Pentecoste agli apostoli.

Don Francesco Verzini

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