Battezzati e missionari

Kiko ArgÈello al Palaevangelisti parla di missione 'ad gentes' in Europa, nelle città abitate da chi non ha mai conosciuto Cristo

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Martedì sera il Palaevangelisti trasformato da un grande palco su cui campeggiano tre grandi icone. Almeno quattromila persone venute anche dalle regioni vicine aspettano Kiko ArgÈello il fondatore del Cammino neocatecumenale, il pittore che ha realizzato la ‘Corona misterica’ nella chiesa di Ferro di Cavallo a Perugia. Il ciclo pittorico sarà inaugurata la sera dopo alla presenza dell’autore. L’occasione è ghiotta. I responsabili del Cammino in Umbria chiedono a Kiko di incontrare le comunità, e lui non dice di no. È un evento che che arriva dopo 36 anni da quando la prima Comunità Neocatecumenale ha mosso i primi passi nella parrocchia di Ponte d’Oddi a Perugia. Molti dei presenti non hanno mai visto dal vivo il fondatore di questa esperienza ecclesiale che ha trasformato la loro vita. Kiko arriva con la Bibbia in mano. Sale sul grande palco dove è schierata una piccola orchestra che accompagnerà i canti e dove vengono invitati i presbiteri presenti. Al centro l’arcivescovo di Perugia mons. Giusepe Chiaretti e i vescovi di Gubbio mons. Mario Ceccobelli e di Orvieto mons. Giovanni Scanavino.Kiko inizia a parlare in un italiano condito di accenti e parole spagnole che non frena la sua passione. ‘Dio ha voluto che avessimo questo incontro. Spero che sia veramente un passaggio del Signore’. Non è venuto a fare una conferenza, non legge nulla, solo più tardi apre la Bibbia per leggere un lungo brano della lettera di san Paolo ai Conrizi. Kiko è venuto per annunciare il ‘kerigma’, la ‘buona notizia’. E comincia presentandosi: ‘Sono Kiko iniziatore del cammino e sono spagnolo. Sono un pittore di professione che Dio ha scelto’ perché, continua, è Dio che sceglie, che chiama nel Cammino e non noi’. Il Cammino è nato dalla sua esperienza, e la richiama a più riprese, come quando dirà di sè di prima della conversione: ‘Io ho vissuto il giogo dell’egoismo, delle donne e del sesso. Quello era un giogo pesante. Il giogo di Cristo è leggero’. E più tardi dice ‘Cantiamo alla Vergine Maria che ha ispirato questo cammino. Voi non sareste qui se la Madonna non fosse discesa da cielo per dirmi di fare comunità come la Santa Famiglia di Nazaret, nell’umiltà, nella semplicità, nella lode’. Kiko parla per un’ora con quella stessa passione che lo ha travolto e ha fatto di lui un leader carismatico: la passione per il Cristo che lo ha liberato dalla schiavitù del peccato, la passione per la Chiesa che è presente nelle Comunità del Cammino, nella quale il cristiano è ‘membro del Corpo di cristo’ e quindi immagine, presenza, voce e occhi del Cristo stesso. Una passione che fa del Cammino un movimento fortemente connotato dalla missionarietà ripensata e riproposta a tutti i battezzati. ‘Perché – domanda rivolgendosi alla platea – siete stati chiamati in una comunità cristiana? Per fare il gruppetto devoto? No! Per essere un popolo che annuncia il Vangelo’.Questo è un incontro vocazionale, aveva detto all’inizio, e spiega. ‘A Valencia 1500 famiglie hanno risposto alla chiamata per essere missionarie. Abbiamo bisogno di presbiteri e di ragazze che le accompagnino’. Per andare dove? ‘Abbiamo lanciato la Missione europea ad gentes’ spiega, parlando di una città dell’ex Germania dell’Est in cui il 97% degli abitanti non è battezzato, o della periferia di Marsiglia e di altre così. Le famiglie in queste nuove terre di missione sono la presenza di Cristo che attraverso di esse può incontrare i ‘nuovi pagani’. Anche per le Comunità che hanno terminato il Cammino Kiko ha un progetto: che siano ‘comunità in missione’ nelle periferie scristianizzate delle nostre città!Dopo l’annuncio del ‘kerigma’ Kiko invita tutti a pregare Dio Padre ‘perchè mandi operai alla sua messe’ e poi chiama: ‘Chi sente che Dio lo chiama al presbiterato, venga sul palco’ Dopo un una breve attesa trepidante qualcuno si muove: otto ragazzi e adulti e anche quattro bambini si fanno avanti accolti dall’appaluso del Palaevangelisti. All’appello per le ragazze rispondono in dieci e quattro sono bambine. A ciascuno la preghiera del Vescovo per affidare a Dio la loro vita. Ora i più grandi faranno un percorso vocazionale, mentre i più piccoli, con il loro desiderio, sono affidati ai genitori. La serata si conclude con la benedizione dei vescovi e mons. Chiaretti che conclude ‘Oggi è tempo di nuova evangelizzazione. Non tiratevi indietro, nella Chiesa c’è lavoro per tutti’!.

AUTORE: Maria Rita Valli