Bene comune: tema nostro da sempre

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Anche se oggi tutto sembra dominato dal caso, cui le scienze naturali danno credito, non penso che questo possa valere per le scelte morali delle persone e le vicende storiche. Non è un caso, infatti, che a cento anni di distanza (1907 – 2007, vedi pag. 3), proprio in questi giorni si riuniscano i migliori e più impegnati personaggi del cattolicesimo italiano per studiare e dibattere la questione del bene comune. Questo fu già il tema un secolo fa, quando i cattolici, spinti e guidati da quel grande intellettuale cristiano che fu Giuseppe Toniolo, cercarono uno spazio e una prospettiva per l’impegno unitario dei cattolici, e lo trovarono appunto nella ricerca del bene comune. Non nell’interesse proprio, in quanto membri di una Chiesa che aveva problemi di riconoscimento e di cittadinanza e forti rivendicazioni sul piano dei diritti e della libertà, ma la ricerca del bene di tutti. I cattolici in quel periodo non dimenticarono, certamente, tutte le questioni connesse con l’unificazione dell’Italia, la presa di Roma, la libertà del Pontefice romano, la confisca dei beni della Chiesa, l’ideologia anticlericale e la furibonda lotta massonica contro la fede cristiana. Ma, nel progettare l’impegno politico, anche se impediti di votare, non si sentirono fuori o una parte separata della società: fecero proprie le aspirazioni e le esigenze di tutti, trattando di economia, agricoltura, lavoro, scuola, famiglia. In una parola, cercarono di pensare e definire il bene comune e i mezzi/metodi per realizzarlo. Ciò è anche quello che vogliono e devono fare i cattolici oggi, in qualunque schieramento si trovino, pur dispersi come sono qua e là. La ricerca del bene comune, anche se talvolta ha coinciso con la difesa della fede, come è successo nel 1948 contro il comunismo, in generale ha costituito il fine prevalente nell’arco della tradizione del cattolicesimo sociale. Se si rilegge la storia del movimento cattolico e si enumerano i nomi di origine sacra dati a banche ed enti di pubblica assistenza, se ne può avere un’idea. Ciò dipende non da un sorta di aristocratico filantropismo dei cattolici, ma dalla loro più o meno esplicita ispirazione evangelica e dal fatto, che qualcuno dimentica spesso, che i cattolici sono cittadini come tutti gli altri, che vivono le passioni, subiscono le difficoltà ed hanno sentimenti del tutto simili gli altri. Le famose gioie e speranze, le fatiche e le angosce, di cui parla il documento ‘La Chiesa nel mondo contemporaneo’ del Concilio Vaticano II, riassumono in maniera suggestiva tale posizione. Nonostante equivoci ed incomprensioni di cui tanto si parla ai nostri giorni, la tensione verso il bene della intera società, presente e anche futura, sta alla base delle scelte dei cattolici anche quando difendono la vita, si pongono contro l’aborto, la prostituzione, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, lo spreco di risorse, l’ostracismo agli stranieri e così via. Certo, alcuni potrebbe anche pensare che ‘bene comune’ significhi eliminare tutto ciò che nella società impedisce una vita piena, allegra e spensierata, eliminando ciò che vi si oppone. Ma nessuno potrà dire che le scelte dei cattolici in questi ambiti siano di parte o di interesse clericale o frutto di egoismo. Sono frutto di una visione della vita nella quale si cerca di dare risposte alle esigenze più essenziali del maggior numero possibile di persone e famiglie, mettendo in conto che ciò che va a vantaggio della comunità può richiedere anche piccoli o grandi sacrifici all’individuo.

AUTORE: Elio Bromuri