Bene comune teoria e prassi. Un progetto per l’Umbria

Convegno regionale sul futuro dell'Umbria. La Chiesa si fa promotrice di una riflessione

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Parlare di bene comune è sempre interessante ed anche piuttosto facile. Se ne può discutere a livello teorico, come abbiamo fatto in sede Meic al Centro di accoglienza di Perugia, il 27 novembre. Vi hanno partecipato molte persone, giovani impegnati e intellettuali maturi appassionati della dottrina sociale della Chiesa, desiderosi di approfondire i contenuti e verificarne l’attualità. Stimolati dalla relazione ampia, documentata e appassionata del prof. Pierluigi Grasselli, l’incontro si è animato nella ricerca del significato del ‘bene comune’, della sua possibile definizione e degli aspetti pratici che ne conseguono. Una lezione che va ripresa e diffusa anche tra coloro che sono impegnati nella politica come cattolici, che spesso appaiono disorientati. Sarebbe opportuno riproporre l’insegnamento sociale della Chiesa, anche per evitare che i politici cattolici, dopo più di cento anni di vivace elaborazione culturale, finiscano nelle braccia del socialismo oppure del capitalismo, sia pure di quello compassionevole della social card. Altra conseguenza diretta del pensiero cristiano è la ricerca concreta del bene attraverso progetti di sviluppo in cui, nel rispetto delle leggi relativamente autonome del mercato globale, sia possibile far emergere la dignità del lavoratore, la massima occupazione, il rispetto dei diritti e l’osservanza severa dei doveri in una società che si senta accomunata nelle ricerca delle migliori condizioni possibili di vita. Su questo fronte, in preparazione al convegno regionale sul futuro dell’Umbria che si terrà nel prossimo gennaio per iniziativa della Commissione pastorale regionale per i problemi sociali e il lavoro, presieduta dal vescovo di Terni mons. Vincenzo Paglia (vedi articolo sul numero scorso de La Voce) la settimana scorsa si sono incontrati alcuni personaggi del mondo cattolico e del mondo laico chiamati a collaborare da mons. Paglia, scelti per la loro competenza e per la disponibilità al dialogo, tra cui l’ex presidente della Giunta regionle Bruno Bracalente, la capogruppo di FI alla regione Fiammetta Modena, l’industriale Brunello Cucinelli, il prof. Grasselli e altri. Il tema riguardava l’Umbria, i suoi aspetti positivi, le sue ricchezze che sono la base dello sviluppo futuro, il modo per favorirne la crescita, ed anche le lacune, le lentezze, la frammentazione dei soggetti che non si mettono adeguatamente in rete, la ritrosia alla costituzione di sinergie che favoriscano il raggiungimento di migliori risultati nel campo economico e nella distribuzione equa delle risorse. In tutto questo, qualcuno si domanda cosa c’entri la Chiesa. La risposta è che la Chiesa è un popolo che vive nella storia quotidiana e i vescovi, pastori, non possono chiudere gli occhi se il popolo soffre. La seconda risposta è che la Chiesa attualmente, in momento di individualismo spinto, è un’istituzione che trasversalmente gode della fiducia di molte persone, credenti o meno, e pertanto si mette a disposizione per favorire un reale progresso civile e sociale della società umbra.

AUTORE: Elio Bromuri