Cammini di pace per un mondo in ‘guerra diffusa’

Tempo di lettura: 176 secondi

di Tonio Dell’Olio

Il 4 e il 7 ottobre sono date vicine di calendario e si annusano a vicenda per sentirne la fragranza. Il giorno di san Francesco e quello della Marcia Perugia – Assisi ci indicano qualcosa di più che un breve tratto di calendario perché, sia pure con linguaggi e culture diverse, sono in grado di parlare alla coscienza stessa del nostro oggi. Di Aldo Capitini – ne sono certo – solo nel sapiente scorrere della storia riusciremo a comprendere a pieno la portata e il significato. Ma si sa che aveva inteso indicare le fonti di una nonviolenza che sgorga tanto dal ragionamento semplicemente umano sull’esistenza, quanto dalla spiritualità di un Vangelo “sine glossa” come quello vissuto da Francesco. Una radicalità che è capace di parlare all’uomo e alla sua anima, alla storia e alla trama dei giorni, alla politica per risvegliarla al suo senso ultimo, alla società tutta per dire per cosa vale la pena battersi, ovvero mettersi in cammino.

Peraltro la celebrazione del Santo di Assisi quest’anno spalanca le porte sull’ottavo centenario del suo incontro con il sultano d’Egitto Melik al Kamil, che sarà celebrato nel 2019. Al tempo in cui a parlarsi erano i ferri di lance e spade, col risultato di distruzione, sofferenze e morte, Francesco osò sfidare il suo tempo con la parola nonviolenta dell’amore del nemico, con la pratica – che era stata del Cristo dell’incontro e del dialogo, soprattutto col più lontano. La “casa da riparare” era il mondo ferito dall’odio e dagli interessi di parte, dalla corsa ad accaparrarsi ricchezze e onori e dall’uso strumentale delle religioni. Si era arrivati a illudersi che ci si potesse acquistare pezzi di paradiso a suon di duelli e di infedeli infilzati a fil di spada! Ed è per queste ragioni che il centenario dell’incontro di Damietta ricuce in un vincolo ancora più stretto e intimo la festa di san Francesco con la Marcia Perugia-Assisi, perché, in un’epoca in cui ci si rifugia nei castelli merlati delle proprie sicurezze identitarie, bisogna osare ancora mettersi in cammino. Nel tempo che ha sdoganato la volgarità aggressiva e offensiva da un social network, da una televisione o, ancora peggio, da un palazzo delle istituzioni democratiche, diventa urgente riproporre la grammatica della nonviolenza.

Mentre le cifre giornaliere della spesa armiera mondiale e nazionale equivalgono alle stesse che sarebbero sufficienti per “aiutare a casa loro” coloro che per fame e per guerra sono costretti a cercare dignità altrove, è necessario che qualcuno ricordi il principio costituzionale del ripudio del conflitto armato, il Vangelo degli abbracci coi lebbrosi e i samaritani, il dovere di giustizia.

D’altra parte, va esattamente sotto il titolo di “spirito d’Assisi” il movimento di incontro e preghiera per la pace tra rappresentanti di fedi diverse convocati il 27 ottobre 1986 da Giovanni Paolo II nella città serafica, a indicare che non vi può essere speranza di pace senza il contributo essenziale delle religioni, e che pertanto anche la stessa Perugia-Assisi non sarebbe una marcia “della” e “per” la pace se non contemplasse la partecipazione attiva di Chiese, comunità di fede e del popolo dei credenti con il medesimo ‘spirito’ che animò Francesco a muovere i propri passi in direzione di Malik al Kamil.

Mai come in questo tempo abbiamo avvertito tanto urgente la sete dell’umanità per la pace, intesa come pratica della nonviolenza, ricerca della giustizia e salvaguardia del creato. Perché è il cantico Laudato si’ la vera colonna sonora dei passi che da Perugia conducono ad Assisi.

LASCIA UN COMMENTO