Carceri sempre più affollate da detenuti stranieri

Il rapporto dell'amministrazione penitenziaria sui quattro istituti umbri

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Continua anche in Umbria il processo di riordino dell’amministrazione penitenziaria. A livello centrale si stanno privilegiando il decentramento delle competenze ai Provveditorati regionali, una nuova organizzazione di istituti e servizi penitenziari, l’ampliamento delle dotazioni organiche e l’adeguamento dei profili professionali. In che modo tutto ciò si riflette sulla quotidianità dei detenuti in Umbria e come funzionano in generale i quattro istituti di pena della regione? Molte risposte a questi interrogativi arrivano dalla relazione annuale sulle condizioni e l’andamento dei servizi penitenziari umbri, redatta dal provveditore regionale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Paolo Quattrone. Il rapporto illustra in modo dettagliato cifre e analisi relative ai quattro istituti di pena dell’Umbria (Perugia, Spoleto, Orvieto e Terni) e ai due centri di servizio sociale per adulti (Perugia e Spoleto). Il dato assoluto sull’affollamento non sembra essere particolarmente preoccupante, visto che al 30 giugno scorso risultavano presenti 1073 detenuti a fronte di una capienza totale degli istituti penitenziari di oltre 1100 posti. Un dato che, però, non deve ingannare. La situazione, infatti, risulta tranquilla nelle sezioni per detenuti ad alto indice di pericolosità, come i reparti destinati a coloro che sono vigilati in regime di 41 bis perchè considerati pericolosi e appartenenti alla criminalità organizzata. Ma le sezioni per i detenuti “comuni”, invece, sono quelle troppo affollate, con tutti i problemi che questo comporta. Su tutta la popolazione carceraria dell’Umbria le donne non raggiungono neanche la quota del cinque per cento e sono assegnate esclusivamente alla casa circondariale di Perugia, l’unica che ancora conserva la sezione femminile dopo la soppressione di quella del carcere di Terni attuata nel giugno 1999. Un detenuto su quattro (il 26,4 per cento del totale) è tossicodipendente, mentre quelli affetti da Hiv sono venti, tra i quali solo uno con Aids conclamata. La presenza degli stranieri negli istituti penitenziari sta aumentando negli anni ed è più che raddoppiata dal 1999 (195 unità, il 24,9 per cento del totale) al 2001 (409, pari al 38,1 per cento). Un dato che fa riflettere a fondo. Di sicuro è troppo semplicistico mettere le cifre in relazione ad una ipotetica maggiore pericolosità sociale degli stranieri, senza interrogarsi sulla possibilità di una loro minore tutela legale rispetto ai criminali italiani. Il rapporto del Provveditorato umbro dell’amministrazione penitenziaria fa una dettagliata fotografia anche degli eventi critici che coinvolgono i detenuti. Frequenti gli atti di autolesionismo (quasi 170 nel periodo in esame), 13 i tentativi di suicidio ma – per fortuna – nessuno portato a termine, 54 i ferimenti, vari scioperi della fame e due evasi dal permesso premio. Accanto a questi dati statistici, vanno però segnalate anche le tante attività formative e per il tempo libero offerte degli istituti di pena, realizzate anche grazie alla collaborazione di associazioni di volontariato e soggetti del non-profit.

AUTORE: Daniele Morini