Catechesi del Papa: Dio si rivela nella nostra storia

Catechesi sul Credo. Le meditazioni del Papa per l’Anno della fede

Tempo di lettura: 210 secondi

Esodo degli Ebrei dall’Egitto, Anonimo, sec. XVIII (foto Z. Francesco)

Benedetto XVI, durante l’udienza generale di mercoledì, ha continuato a parlare della rivelazione di Dio “come comunicazione che Egli fa di se stesso e del suo disegno di benevolenza e di amore” (vedi la catechesi della settimana precedente, 5 dicembre; i testi completi sono su www.vatican.va). L’evangelista Marco – ha osservato – “riporta, in termini chiari e sintetici, i momenti iniziali della predicazione di Gesù: ‘Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino’ (Mc 1,15). Ciò che illumina e dà senso pieno alla storia del mondo e dell’uomo inizia a brillare nella grotta di Betlemme; è il Mistero che contempleremo tra poco nel Natale: la salvezza che si realizza in Gesù Cristo. In Gesù di Nazareth Dio manifesta il suo volto e chiede la decisione dell’uomo di riconoscerlo e di seguirlo. Il rivelarsi di Dio nella storia, per entrare in rapporto di dialogo d’amore con l’uomo, dona un nuovo senso all’intero cammino umano. La storia non è un semplice succedersi di secoli, di anni, di giorni, ma è il tempo di una presenza che le dona pieno significato e la apre ad una solida speranza”. Il Papa ha rimarcato che la sacra Scrittura “è il luogo privilegiato” per leggere le tappe di questa rivelazione di Dio. Quindi ha aggiunto: “Vorrei, ancora una volta, invitare tutti, in questo Anno della fede, a prendere in mano più spesso la Bibbia per leggerla e meditarla e a prestare maggiore attenzione alle letture della messa domenicale. Tutto ciò costituisce un alimento prezioso per la nostra fede”. Dopo aver ricordato le fondamentali tappe bibliche della Rivelazione, in particolare l’Esodo, Papa Benedetto ha sottolineato che Dio “rivela se stesso non solo nell’atto primordiale della creazione, ma entrando nella nostra storia, nella storia di un piccolo popolo che non era né il più numeroso, né il più forte. E questa rivelazione di Dio, che va avanti nella storia, culmina in Gesù Cristo: Dio, il Logos, la Parola creatrice che è all’origine del mondo, si è incarnata in Gesù e ha mostrato il vero volto di Dio. In Gesù si compie ogni promessa, in Lui culmina la storia di Dio con l’umanità”.

Non è mancato un riferimento al 20° anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica. Benedetto XVI ha evidenziato che esso “riassume le tappe della Rivelazione divina mostrandone sinteticamente lo sviluppo” (cfr. nn. 54-64). Il Catechismo “ripercorre il cammino di Dio con l’uomo dall’alleanza con Noé dopo il diluvio, alla chiamata di Abramo ad uscire dalla sua terra per renderlo padre di una moltitudine di popoli. Dio forma Israele quale suo popolo, attraverso l’evento dell’Esodo, l’alleanza del Sinai e il dono, per mezzo di Mosè, della Legge per essere riconosciuto e servito come l’unico Dio vivo e vero. Con i profeti, Dio guida il suo popolo nella speranza della salvezza” che nella sua pienezza si realizza in Cristo. E a questo proposito, “siamo nel tempo liturgico dell’Avvento che ci prepara al santo Natale. Come sappiamo tutti, il termine ‘Avvento’ significa ‘venuta’, ‘presenza’, e anticamente indicava proprio l’arrivo del re o dell’imperatore in una determinata provincia. Per noi cristiani – ha rimarcato il Pontefice – la parola indica una realtà meravigliosa e sconvolgente: Dio stesso ha varcato il suo Cielo e si è chinato sull’uomo; ha stretto alleanza con lui entrando nella storia di un popolo; Egli è il Re che è sceso in questa povera provincia che è la terra e ha fatto dono a noi della sua visita assumendo la nostra carne, diventando uomo come noi. L’Avvento ci invita a ripercorrere il cammino di questa presenza e ci ricorda sempre di nuovo che Dio non si è tolto dal mondo, non è assente, non ci ha abbandonato a noi stessi, ma ci viene incontro in diversi modi, che dobbiamo imparare a discernere. E anche noi con la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità – ha concluso – siamo chiamati ogni giorno a scorgere e a testimoniare questa presenza, in un mondo spesso superficiale e distratto, e far risplendere nella nostra vita la luce che ha illuminato la grotta di Betlemme”.