Al centro della vita di una diocesi

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Il Triduo della Settimana santa va dal giovedì alla domenica o dal mercoledì al sabato? E la Messa crismale in che giorno è?

La Quaresima e la Settimana santa, e tutto l’anno liturgico, hanno come vertice il Triduo pasquale, che ha inizio dalla messa della Cena del Signore, ha il suo centro nella Veglia pasquale, e termina con i vespri della domenica di Risurrezione. Però, prima ancora dell’inizio del Triduo nella Settimana santa, ci si ritrova come comunità cristiana in cattedrale intorno al vescovo e ai ministri ordinati per celebrare la messa del Crisma.

Questa celebrazione, fissata alla mattina del Giovedì santo o, per motivi pastorali, anticipata ad altro giorno, comunque in prossimità della Pasqua, vede nel suo svolgimento la benedizione dell’olio degli infermi, dell’olio dei catecumeni e del crisma, oltre al rinnovo pubblico delle promesse sacerdotali da parte dei presbiteri.

La messa del Crisma dunque è momento centrale nella vita di ogni Chiesa diocesana perché in essa converge tutto il popolo di Dio affinché i presbiteri rinnovino le loro promesse sacerdotali, ricordando che il loro sacerdozio è in comunione con il vescovo e a servizio del sacerdozio comune dei fedeli. In essa vengono benedetti gli oli utilizzati poi per la celebrazione dei sacramenti, cuore della vita ecclesiale.

Dopo il rinnovo delle promesse sacerdotali gli oli vengono presentati al vescovo, che li benedice: l’olio degli infermi per il sacramento dell’unzione dei malati, l’olio dei catecumeni per l’unzione dei battezzandi, e infine il crisma utilizzato sia nel battesimo che nella confermazione, ma anche nell’ordinazione di un presbitero o di un vescovo e nella consacrazione di una chiesa o di un altare.

La prassi dell’utilizzo liturgico dell’olio non è una novità della Chiesa, avendola mutuata fin dall’antichità da una prassi ancor più antica di cui abbiamo traccia nell’Antico Testamento, basti pensare all’unzione dei sacerdoti, come Aronne e i suoi figli (Lv 8,12.20), o dei profeti, come Eliseo (1Re 19,15-16). Dunque una prassi antichissima, ripresa dalla Chiesa delle origini e di cui abbiamo testimonianza in diverse fonti antiche dei primi secoli. Prima tra le benedizioni è quella dell’olio degli infermi.

La Lettera di Giacomo (5,14-15) è la prima testimonianza che abbiamo sulla prassi di ungere i malati, affinché la fede salvi l’infermo e, se ha commesso peccati, gli vengano perdonati. Poi abbiamo la benedizione dell’olio dei catecumeni, di cui san Cirillo di Gerusalemme afferma nelle sue catechesi ai neofiti: “L’olio esorcizzato simboleggia la partecipazione all’abbondanza del Cristo che mette in fuga ogni traccia di potenza avversa” (II Catechesi mistagogica).

Infine abbiamo la benedizione del crisma, unico olio al quale vengono aggiunti aromi profumati: l’olio della consacrazione, che ci rende “segno” di Cristo, partecipi del suo sacerdozio, segno dell’unzione spirituale dello Spirito santo. Il fatto che quest’olio profumi richiama l’esortazione paolina di essere nella comunità umana “profumo di Cristo” (2Cor 2,14-15), dunque segno sensibile della sua presenza.

Don Francesco Verzini

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