Centrocampo da inventare per Cosmi per arginare le forze bianconere Perugia-Juventus, dopo il “nubifragio” dell’anno scorso

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Di fulmini a ciel sereno ne è piena la storia del calcio. E in fondo ormai non fanno più notizia. Sono gli “scossoni” semmai ad attirare l’attenzione di osservatori e tifosi. E quello con intensità maggiore, in un campionato di serie A in cui sorprese e livellamento la fanno da padroni (basti pensare che se si eccettuano Roma e Juventus le squadre cosiddette provinciali hanno ottenuto circa gli stessi punti delle più forti e provinciali), ha riguardato proprio il Perugia. Che la serie positiva inanellata dagli spregiudicati ragazzi della Cosmi-band dovesse finire era logico e… fisiologico. Tra avversari che cominciano a mettere a frutto gli studi sul fenomeno biancorosso (e Mazzone, da bravo stratega, con la complicità di una vacanza mentale di Materazzi e compagni, ha mandato con il suo Brescia in tilt il gioco perugino) e impossibilità naturale da parte di un collettivo giovane ed inesperto a reggere sempre su certi ritmi, è arrivata la prima sconfitta dopo cinque turni esaltanti e centinaia di giusti elogi gratificati da una classifica più che buona. Ma il ko in terra lombarda ha innescato una serie di reazioni a catena esplosive. Capitolo uno: gli arbitri. Ora, lasciarsi prendere dal vittimismo nel calcio, di fronte a presunti torti dei “fischietti”, è la cosa più semplice del mondo. Ma il Perugia, incassate in due minuti le espulsioni di Baiocco e Liverani (i migliori della squadra) ha le sue ragioni; anche se c’è un regolamento che parla chiaro e anche se non si saprà mai che cosa Baiocco ha detto al signor Borriello di Mantova. Il doppio “rosso” è sembrato davvero troppo, oltre che affrettato, tanto da condizionare – come dice il presidente Gaucci – due gare: quella di Brescia e quella con la Juventus di domenica prossima. Resta da stabilire, ma ne rifiutiamo a priori l’ipotesi, se il condizionamento è arrivato dall’alto: una follia pensarlo, una follia averlo eventualmente architettato, una follia pensare che il Perugia debba pagare qualcosa per aver strappato il tricolore otto mesi fa dalle maglie della “Vecchia Signora” a vantaggio della Lazio. Intanto, però, tutto ciò ha svelato un volto inedito, per lo meno per Perugia, di Serse Cosmi. Il quale, più che con l’arbitro, un po’ per immagine ed esigenza di non sembrare “piagnoni”, un po’ per suscitare giuste reazioni alla sconfitta, se l’è presa ed anche tanto con la squadra e l’atteggiamento mentale tenuto in Lombardia. Conseguenza? L’esaltazione delle qualità di un tecnico e la forza di un gruppo che hanno saputo rimandare al mittente le ipotesi di problemi improvvisi nello spogliatoio. I problemi piuttosto adesso sono altri. Perché lo “scossone” di cui si parlava sopra ha pure investito il centrocampo perugino: l’infortunio di Tedesco e le squalifiche di Liverani e Baiocco costringeranno il tecnico a doversi inventare qualcosa di nuovo (Goretti, Paris, Blasi, Ahn, Tarana… arriva il loro momento, una sorta di esame di maturità) per imbrigliare una Juventus dal gioco non bello, ma pericolosissima e piena di campioni, oltre che arrabbiata di suo con la classe arbitrale. Se si aggiungono i ricordi di quel 14 maggio, quando l’arbitro Collina ordinò di “rigiocare” dopo il nubifragio e Calori infranse i sogni bianconeri, e l’atavica rivalità tra le due formazioni con tanto di attesa spasmodica per una partita tra le più seguite da queste parti (ha ragione Cosmi quando dice con stizza che molti umbri, perfino parecchi perugini, preferiranno schierarsi dalla parte juventina rinnegando le origini…), ecco che il clima si fa rovente. Il rischio è che il rendimento dei grifoni venga pregiudicato da quanto accaduto in settimana e da una troppa carica nell’attesa. Ma non va dimenticato che il banco di prova è dei più allettanti, anche se le forze in campo saranno sbilanciate: la non facile impresa di riscattarsi subito sarebbe il miglior modo per riportare il sereno e fugare dubbi di ogni tipo.

AUTORE: Francesco Bircolotti