Che cosa porteremo con noi di questo 2013

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Questo numero de La Voce chiude l’anno. Avremmo voglia di riguardare dentro i giorni di questi dodici mesi che abbiamo avuto l’opportunità di vivere. Inclusa la perdita di alcuni amici. Comunque, di vivere gioie e dolori. Nessuno può farlo per conto di altri; tanto meno un giornale. Ognuno ha il suo conto e può fare il suo personale bilancio, senza delegare altri. La realtà di tutti e di ciascuno è sempre complessa e problematica, come è la natura e la condizione dell’uomo sulla Terra da sempre. Su alcune riflessioni possiamo però concordare. Il 2013 per il nostro Paese è stato un anno travagliato, pieno di discussioni aspre e senza possibilità di incontro – e non tra due opposte fazioni, ma tra tanti soggetti in lotta. Si sono messi in mezzo, da ultimo, anche i “forconi”. Senza voler banalmente semplificare la situazione, si deve porre attenzione alle radici del malessere. Ne citiamo alcune. La troppa ingiustizia esistente tra le persone: c’è chi ha troppo ed è troppo tutelato, e chi ha troppo poco e poco ascoltato e difeso. La seconda è l’incapacità di molti di capire che il mondo è cambiato e che la cosiddetta globalizzazione, comunque la si giudichi, è un fatto, non un’ideologia, e un fatto irreversibile. La moderazione e la pazienza di capire i segni dei tempi e ridisegnare con saggezza e umiltà le linee del futuro è l’atteggiamento necessario. Una terza radice è l’individualismo egoista di stampo materialistico ed edonistico, per cui si sacrificano valori profondamente umani e strutture basilari dell’esistenza sull’altare del consumo, dell’accumulo, di un mercato sfrenato, della soddisfazione propria ed esclusiva. Nella Chiesa quest’anno è stato segnato indelebilmente dalla vicenda dei due Papi, l’uno che è sceso dall’altissimo Soglio e l’altro che è salito, a modo suo, con uno stile del tutto nuovo, ed è diventato attore protagonista sulla scena del mondo. La Chiesa, a mio modesto parere, ha avuto una speciale grazia dello Spirito che la induce a rinnovarsi nel profondo, secondo il Vangelo. Per l’Umbria, quest’anno sarà ricordato per la visita di Papa Francesco. Una visita speciale perché, a causa di quel nome, ci siamo sentiti al centro della vicenda ecclesiale. Abbiamo avuto anche l’opportunità di consegnare personalmente al Papa due copie de La Voce con il resoconto della sua visita. Un anno da incorniciare per noi, che tra l’altro come giornale abbiamo compiuto 60 anni di vita. Restando in tema del Papa, riportiamo alcune righe dal Messaggio che ha inviato per la Giornata della pace  al n. 7: “Nell’anno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere l’esperienza dilaniante della guerra… Molti sono i conflitti che si consumano nell’indifferenza generale. A tutti coloro che vivono in terre in cui le armi impongono terrore e distruzioni, assicuro la mia personale vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Quest’ultima ha per missione di portare la carità di Cristo anche alle vittime inermi delle guerre dimenticate, attraverso la preghiera per la pace, il servizio ai feriti, agli affamati, ai rifugiati, agli sfollati e a quanti vivono nella paura. La Chiesa alza altresì la sua voce per far giungere ai responsabili il grido di dolore di quest’umanità sofferente e per far cessare, insieme alle ostilità, ogni sopruso e violazione dei diritti fondamentali dell’uomo”.

AUTORE: Elio Bromuri