Che fine ha fatto l’impegno sociale dei cattolici?

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Mons. Giuseppe Chiaretti
Mons. Giuseppe Chiaretti

A rileggere i quattro fortissimi “no” o i sei “dà fastidio che si parli…” di Papa Francesco nella sua prima esortazione programmatica Evangelii gaudium (nn. 53-60 e n. 203), e a riascoltare quella sua decisa denuncia del diffuso “cancro sociale, che è la corruzione, profondamente radicato nei governi, nell’imprenditoria, nelle istituzioni, qualunque sia l’ideologia politica dei governanti” (n. 60), si rimane sorpresi, addirittura scioccati; ma rimane implicita una forte perorazione a “darsi una mossa”.

Torna alla mente la grande tradizione cristiana della dottrina sociale elaborata da Papi – a cominciare da Leone XIII fino a san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – e da laici – il Toniolo e i grandi politici del primo dopoguerra, da Alcide De Gasperi a tutti i suoi amici dell’Azione cattolica -, i quali ultimi, forti di ben radicati valori umani e cristiani, hanno recuperato un’Italia distrutta e disonorata e l’hanno fatta grande. E oggi? Intimoriti dalle interessate e stupide accuse comuniste e laico-massoniche alla Chiesa “che fa politica”, ci siamo ritirati nelle nostre canoniche a dire rosari, ed è gradatamente venuta meno la formazione culturale e sociale di un laicato che sappia impegnarsi oggi, in maniera incisiva e competente, nel settore sociale e politico, quasi lasciando che i problemi si ‘risolvessero automaticamente’. Perfino i movimenti ecclesiali, che si sono intanto aggiunti all’Ac, sono rimasti a guardare, come se la fede avesse poco da dire sul piano sociale. Tornano invece alla mente figure di laici cristiani di oggi che hanno operato da credenti come meglio hanno saputo fare, sia nell’uno come nell’altro versante.

Alcide-De-GasperiMi sia consentito rievocare brevemente la figura di un moderno capitano d’industria, recentemente scomparso, l’ing. Valter Baldaccini di Cannara, patròn della Umbria Cuscinetti di Foligno (principale fornitrice della Boeing tedesca), che ha preso in mano un’azienda sulla via del fallimento e l’ha portata a livelli di eccellenza, procurando lavoro a molti operai e pane a tante famiglie. Nella sua esperienza ha seguito le motivazioni che gli venivano dalla spiritualità focolarina con le iniziative sociali proprie di una “economia di comunione”, cui si ispira la scuola sociale di quel movimento promossa dai prof. Zamagni e Bruni.

Certi momenti di crisi, ad esempio, sono stati superati allargando agli operai lo spazio della responsabilità nella guida dell’azienda. Con la salvaguardia e lo sviluppo del lavoro c’è stata anche l’apertura alle necessità dei poveri, aiutando sistematicamente non solo istituzioni italiane, ma anche iniziative in nazioni in via di sviluppo. A Baldaccini capitò magari in Africa di essere ospitato per una notte in un pollaio (era l’unico ambiente ‘decente’!) mentre andava a portare aiuti a orfanotrofi e ad altre situazioni di bisogno. Non c’è poi da meravigliarsi se, alla sua morte, vi sia stata una sorta di “canonizzazione laica”, con il ricordo del suo valore di intelligente e onesto capitano di industria aperto al futuro, ma anche delle sue iniziative a favore dei più bisognosi. Il riconoscimento dei suoi meriti professionali e delle motivazioni di fede che lo sostenevano è giunto anche dal partner laico, il vice presidente della società tedesca associata, la Boeing. Valga questo ricordo a stimolare ulteriormente l’impegno coerente e forte dei cristiani nel mondo sociale e politico, soprattutto in questo nostro tempo in cui lobby ben note si sono scatenate senza più alcun ritegno in ogni ambito del vivere sociale – si pensi alle tematiche della vita e della famiglia.

AUTORE: † Giuseppe Chiaretti Arcivescovo emerito di Perugia - Città della Pieve