Chiamati a sanare le ferite della Terra

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Anche quest’anno il lago Trasimeno è uno dei laghi più puliti d’Italia. Non lo affermiamo per campanilismo: lo dice Legambiente, e la “Goletta dei laghi” e anche Guida blu, agenzie che sono specializzate nel fare ricerche e dare pagelle. Una volta tanto ua buona notizia per l’Umbria. Un primato positivo. Devo confessare che ad alcuni è sorto il sospetto che non ci sia inquinamento perché non c’è una grande vitalità nelle sue sponde … Ma lasciando da parte questa ombra, consideriamo seriamente il problema della custodia del creato. Si può chiamare anche natura, oppure ambiente, e comprende l’aria, l’acqua, il terreno, e tutto ciò che costituisce l’insieme di condizioni che rendono possibile la vita umana. Il tema diventa sempre più profondo e angosciante. Si ricordino, tra tutti, i problemi dei rifiuti e degli incendi tossici, e ora l’Ilva di Taranto, dove sembra impossibile mettere insieme la vita e la salute con il necessario lavoro e il salario per vivere. “Come si fa, ne manca un pezzo”, si dice. Il tragico è che certe cose si vengono a scoprire come fossero nate ieri, quando invece è da decenni, e forse da qualche secolo, che si continua a trattare la natura come semplice oggetto di manipolazione e di sfruttamento senza considerare che anch’essa è creatura di Dio e merita rispetto. Il “dominare e soggiogare la terra” di cui parla il libro della Genesi non significa disprezzarla e distruggerla, inquinarla e mortificarla. Il testo della Cei per la Giornata del creato che si celebra il 1° settembre (o un giorno del mese da scegliere secondo le esigenze delle comunità diocesane e parrocchiali) ha quest’anno per tema proprio le ferite del creato. Risuonano le famose parole di san Paolo che già al tempo suo e per motivi di carattere generale, possiamo dire antropologici, parlava della “creazione che geme e soffre” (Rm 8,19 -23) insieme agli uomini che attendono la redenzione del corpo. Ma oggi le ferite di cui soffre la nostra terra sono sotto gli occhi di tutti e rischiano di compromettere in molti casi la condizione della vita umana. Se diamo uno sguardo al messaggio dei Vescovi possiamo rilevare l’attualità e l’urgenza dei loro richiami quando chiedono ai fedeli e agli uomini di buona volontà di “sanare” queste ferite stipulando una specie di patto di “riconciliazione con il creato”. C’è da svolgere un compito educativo che miri, come ricorda Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, a considerare che “l’ambiente naturale non è una materia di cui disporre a piacimento”, correggendo la falsa opinione di coloro che “riducono la natura a un semplice dato di fatto o, all’eccesso opposto, la considerano più importante della stessa persona umana”. I Vescovi italiani quindi richiamano l’attenzione sulla drammatica situazione delle zone in cui c’è l’amianto e altri fattori di inquinamento grave a causa della gestione dei rifiuti e delle sostanze nocive “che sembra avvenire nel più totale spregio della legalità, avvelenando la terra, l’aria e le falde acquifere, e ponendo una grave ipoteca sulla vita di chi oggi vi abita e delle future generazioni”. Si tratta di diffondere “stili di vita intessuti di sobrietà e condivisione, un’informazione corretta e approfondita, l’educazione al gusto del bello, l’impegno nella raccolta differenziata dei rifiuti, contro gli incendi devastatori e nell’apprendistato della custodia del creato, anche come occasioni di nuova occupazione giovanile”. I Vescovi concludono con un invito a tornare a riflettere sul nostro legame con la terra: “Le stesse mani dell’uomo, sostenute e guidate dalla forza dello Spirito, potranno così guarire e risanare, in piena riconciliazione, il creato ferito, a noi affidato dalle mani paterne di Dio, guardando con responsabilità educativa alle generazioni future”.

AUTORE: Elio Bromuri