Chiesa locale e vocazioni

Parola di vescovo

Tempo di lettura: 172 secondi

Il tema di riflessione per la 48a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni mi era sembrato coinvolgesse particolarmente la responsabilità di ogni singola Chiesa locale. Così mi aveva spinto a un più approfondito esame della situazione di ciascuna delle diocesi della nostra regione ecclesiastica. Avevo perciò ripreso in mano l’Annuario, sempre atteso e gradito, del nostro seminario maggiore, il Seminario regionale di Assisi, dove 29 giovani si stanno preparando al ministero presbiterale; ho riletto le loro testimonianze che già alla prima lettura mi avevano toccato per la loro immediatezza e, in particolare, per le gioia che comunicavano, e riguardavo la bella foto di gruppo che campeggiava al centro dello stesso Annuario 2010-2011. La curiosità mi ha spinto a notare la provenienza dei nostri seminaristi, e mi ha colpito che, dei 29, solo 21 provengono dalle nostre otto diocesi umbre, 8 da diocesi fuori della nostra regione. Una notazione che, senza abbandonare la speranza, ci fa riflettere insieme sulla responsabilità delle nostre singole diocesi. A riguardo della nostra corrispondenza al dono divino delle vocazioni sacerdotali, il messaggio del Papa per la Giornata del 15 novembre 2010 mi era sembrato stringente sul tema della riflessione a livello locale. Benedetto XVI, con la sua personale delicatezza e, insieme, puntualità, lo aveva calcato: un esame di coscienza che ogni nostra diocesi era chiamata a fare: “La capacità di coltivare vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale. Invochiamo con fiducia ed insistenza l’aiuto della Vergine Maria, perché, con l’esempio della sua accoglienza del piano divino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere all’interno di ogni comunità la disponibilità a dire ‘sì’ al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe”. Il Papa ribadisce la nota sottolineatura di don Bosco: non è che il Signore non chiami più: è certamente vero che la chiamata del Signore è quanto mai impegnativa e che, in questo nostro tempo, la voce del Signore sembra soffocata da “altre voci” e la proposta di seguirlo donando la propria vita può apparire troppo difficile, ma questo è proprio il motivo perché “ogni Chiesa locale si renda sempre più sensibile e attenta alla pastorale vocazionale”. Di qui il fraterno e speciale incoraggiamento del Papa ai Vescovi, ai sacerdoti, a quanti collaborano in vario modo nelle parrocchie con i sacerdoti; in particolare il Papa si rivolge a coloro che possono offrire il loro contributo alla pastorale delle vocazioni le famiglie, i catechisti, gli animatori, e accenna al concreto contributo che i singoli soggetti sono chiamati a dare. Tenuto conto che “proporre le vocazioni nella Chiesa locale significa avere il coraggio di indicare attraverso una pastorale vocazionale attenta e adeguata questa via impegnativa della sequela di Cristo, che, in quanto ricca di senso, è capace di coinvolgere tutta la vita”. Il tempo estivo in cui siamo già entrati, nelle pre-assemblee pastorali che qua e là si programmano in vista ormai del nuovo anno sociale, può essere tempo opportuno, per riordinare i Centri diocesani di pastorale vocazionale e migliorare le iniziative di preziosi campi estivi di pastorale vocazionale per adolescenti, vedere se abbiamo qualche giovane in cui ci sembra di scorgere segni di vocazione da orientare all’anno propedeutico ad Assisi per un più attento discernimento. Oggetto particolare della nostra attenzione è il modo in cui Gesù ha chiamato i suoi più stretti collaboratori ad annunciare il regno di Dio (Lc 10,9). Innanzi tutto appare chiaro che il primo atto è stata la preghiera per loro prima di chiamarli.

AUTORE: † Pietro Bottaccioli