Con la Missa Solemnis Resurrectionis

Gran finale per la Sagra

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“A partire dalla cinquantunesima edizione, nel 1996, la Sagra musicale umbra, nel rispetto di una vocazione, maturata fin dalla sua fondazione nel 1937, di festival dedicato prevalentemente ai temi sacri e spirituali, ha intrapreso la strada di commissioni a grandi autori del nostro tempo di opere musicali ispirate a questi temi. Questo percorso ideale, partendo dal richiamo ai temi della pace e della fratellanza universale, si sarebbe quindi concluso nell’anno del Giubileo con un grande lavoro scritto espressamente per questa eccezionale circostanza. Il lungo percorso artistico giunge al suo culmine con la Missa Solemnis Resurrectionis composta a più mani per celebrare il grande Giubileo del 2000. L’idea iniziale risale al 1997 ed era mossa da un duplice inento: quello di celebrare l’anno giubilare non con l’ennesima riproposizione di qualche lavoro sacro del passato ma con una Messa scritta da autori del nostro tempo; quindi di offrire una proposta concreta all’annoso dibattito sulla musica liturgica oggi, con un opera musicale articolata in numerosi movimenti e, tecnicamente, di non particolare difficoltà, in modo da essere eseguita anche da formazioni corali amatoriali. Per questo motivo è stato scelto uno dei testi più significativi della liturgia, quello della Messa del giorno di Pasqua, musicato per intero, includendo sia le tradizionali parti dellOrdinarium” (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei), che quelle del “Proprium della Messa di Resurrezione. Per quanto riguarda la parte orchestrale, poi, è stato scelto un organico inconsueto formato da flauto, clarinetti, fagotti, saxophoni, corni, trombe e tromboni, oltre agli archi e alla tradizionale presenza dell’organo. Il motivo era di offrire una soluzione timbrica più “attuale”, meno vicina a quella più comune della formazione sinfonica tradizionale di derivazione ottocentesca. Per la realizzazione del lavoro sono stati chiamati sette compositori che già avevano avuto in passato esperienze di musica sacra e, inoltre, che potessero ben integrarsi stilisticamente in un’opera che, giocoforza, avrebbe comunque mostrato aspetti di eterogeneità. Per cercare di limitare questo problema, si è pensato di affidare più di brani di identica ispirazione ad uno stesso compositore, in modo da avere, lungo il corso dell’opera alcuni ritorni stilistici in qualche modo assimilabili a delle “riprese”. Così il Kyrie e l’Agnus Dei sono stati composti da Marco Tutino, mentre nell’Alleluja e nell’Antifona di Comunione (su identico testo) torna la stessa musica di Giovanni Sollima, realizzando in questo caso una vera e propria “ripresa”. Inoltre, relativamente al Credo, è stata utilizzata la melodia del III Credo gregoriano, divisa in cinque sezioni, la cui armonizzazione è stata curata Tutte le varie parti sono state poi “cucite” con frammenti strettamente fedeli all’originale gregoriano, dei quali io stesso ho curato la realizzazone polifonica: l’incipit di Gloria e Credo, la Sequenza Victimae Pascali Laudes, il Pater Noster e l’ Ite Missa est conclusivo. Dopo una serie di incontri con tutti i compositori, è stata definita la parte più delicata, quella della scelta dei testi da affidare ad ognuno. La decisione è stata quindi concordata affidando ad ognuno il brano che meglio si adattava al proprio stile e temperamento musicale. Si passa così dai meditativi e interiorizzati Kyrie e Agnus Dei di Marco Tutino (già autore di brani sacri a contenuto penitenziale: dal “Libera me Domine” tratto dal “Requiem per le vittime della mafia” al “Lemà, lemà, Sabctani” per strumenti a percussione), alla festosità ritmica dell’Alleluja propria di Giovanni Sollima. Dalla luminosità e purezza armonico-formale del Gloria di Ugoletti (tipica dei suoi lavori sacri più recenti, come il “Rorate caeli” o il “Laudate Dominum”), alla ricchezza timbrica del Terra tremuit di De Rossi Re. Così come dalla grandiosità del Resurrexi, propria di molte pagine di Betta, si passa alla ricchezza e vivacità polifonica del Sanctus e alla cantabilità del Benedictus di Carlo Galante. Alla vocazione lirica di Gianpaolo Testoni è stata affidata l’unica pagina solistica della Messa, l’Haec Dies.Da ultimo va ricordata la collaborazione con la Casa Editrice Sonzogno che ha pubblicato la Messa Giubilare per intero, ovviando, in questo modo, ai problemi che sarebbero sorti con la presenza di più editori, problemi che già in passato, in lavori simili scritti a più mani, hanno poi costituito un grave ostacolo alla diffusione dell’opera. Tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità di ogni autore a ottenere il benestare dalle Case Editrici con le quali già avevano un rapporto privilegiato di collaborazione, permettendo così di realizzare un’opera che, anche dal punto di vista editoriale, potesse offrire la più ampia garanzia di unitarietà.