Convegno internazionale sul tema del disarmo

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“Una pace senza armi”: questo il tema del convegno tenutosi nella sala della Conciliazione del Comune di Assisi sabato 27 gennaio, nel giorno in cui la comunità diocesana è mensilmente invitata a pregare per la pace ricordando lo storico incontro promosso nel 1986, ma anche in coincidenza con la Giornata della Memoria, per non dimenticare la Shoah.

Dopo l’introduzione del sindaco di Assisi, Stefania Proietti, sull’azione del Comune a favore del disarmo, nel corso della quale il primo cittadino ha ricordato alcune delle scelte concrete compiute dal Comune assisiate, quale l’affidamento della Tesoreria a una banca che non finanzia armi, si sono susseguiti interventi e testimonianze.

Tra queste, portiamo all’attenzione alcune parole pronunciate da Lisa Clark della campagna “Un futuro senza atomiche” e di Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), rete internazionale presente in oltre 100 Paesi del mondo e vincitrice nel 2017 del premio Nobel per la pace proprio per l’impegno sul fronte del disarmo nucleare.

La pacifista italo-americana ha portato all’attenzione dei cittadini l’assenza dell’Italia non solo alla sottoscrizione del Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari lo scorso 7 luglio – con 122 voti a favore, un solo contra- rio (quello dei Paesi Bassi, unico Stato della Nato presente) e un’astensione – ma anche la totale mancanza di attenzione alla problematica.

Tale silenzio appare tanto più loquace in uno Stato, come il nostro, che pur avendo aderito al Trattato di non proliferazione nucleare nel 1975 (vale a dire cinque anni dopo la sua entrata in vigore) possiede 40-50 (difficile stabilire il numero esatto) armi nucleari potenzialmente assemblabili e riconvertibili attraverso l’utilizzo delle più avanzate tecnologie. La riflessione sul disarmo non può non interrogare le coscienze di quanti, oggi più che mai prima, non possono non considerarsi cittadini del mondo; non possono fingere di non sapere e di non vedere; non possono vivere sicuri nelle proprie case, coi propri figli, mentre le armi che loro stessi producono uccidono altri figli, distruggono case.

Così, ferme e miti quante efficaci sono risuonate le parole di Cinzia Guaita del “Comitato riconversione Rwm” per la pace, il lavoro sostenibile, la riconversione dell’industria bellica, il disarmo, la partecipazione civica a processi di cambiamento, la valorizzazione del patrimonio ambientale e sociale del Sulcis Iglesiente. Comitato costituitosi a Iglesias, in Sardegna, dove – con soldi pubblici, in località Domusnovas – si è riconvertita al bellico una fabbrica che oggi produce bombe vendute prevalentemente all’Arabia Saudita e utilizzate contro lo Yemen, dove uccidono, senza troppe distinzioni, guerriglieri e civili, colpendo obiettivi militari e presidi umanitari.

In Yemen, nel silenzio omertoso di – quasi – tutti, si assiste alla più grave emergenza umanitaria mondiale denunciata dall’Onu: le vittime complessive sono oltre 10 mila, più di due milioni gli sfollati, e due terzi della popolazione (28 milioni) necessitano di aiuti. I sauditi, forti dell’appoggio internazionale e del silenzio-assenso, hanno colpito scuole, mercati, ospedali, mentre il blocco dei rifornimenti a una popolazione agonizzante miete vittime della fame in una guerra che viene spacciata come “civile”.

 

AUTORE: Elena Lovascio