Coppie gay: perchè la Chiesa dice no al riconoscimento

Registro delle unioni di fatto

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Il fatto/ La prima iscrizione al registro delle coppie di fatto a Perugia è gayIl registro delle unioni di fatto approvato dal Comune di Perugia sei mesi fa sta per essere varato. Non da una coppia eterosessuale, come prospettavano i promotori del registro, ma da una coppia gay, Gian Pietro Bucciarelli, vice presidente dell’Arcigay Omphals di Perugia, e Antonio suo compagno da vent’anni, Hanno dato l’annuncio in un dibattito alla Festa dell’Unità a Perugia. Da punto di vista pratico non cambierà nulla, ha detto Buccciarelli affermando di fare il grande passo ‘per manifestare liberamente la nostra diversità’. Ma il gesto ha ‘valore politico’, ovvero ‘il registro servirà per esercitare una pressione sul Parlamento affinchè venga approvata una lege sulle coppie di fatto’ ha detto l’assessore al comune di Perugia Wladimiro Boccali, e il presidente nazionale Arcigay Sergio Lo Giudice ha annunciato che a Perugia sono state raccolte 500 firme per far approvare una legge per riconoscere maggiori diritti ai conviventi. La strategia è chiara: ottenere diritti che al momento la legge riconosce solo ai coniugi. Il convegno promosso da Cif e Giuristi cattolici arriva ‘a fagiolo’. Coincidenza non prvedibile ma occasione preziosa per chiarire di cosa si va discutendo. In occasione del dibattito sulla iscrizione di coppie gay in un apposito registro approntato dal comune di Perugia e da altri comuni in Umbria e in Italia oltre che all’estero, si è levata una vibrante protesta da parte di alcuni membri di associazioni e movimenti che richiamano una serie di diritti per le coppie gay stabili e un certo riconoscimento legale. Nella protesta viene coinvolta pesantemente la Chiesa che ha sempre dichiarato di essere contraria a questo tipo di riconoscimento ed ha invitato gli amministratori cattolici a opporsi fino all’esercizio del diritto di obiezione di coscienza. La questione rappresenta una battaglia di cultura e di civiltà e non soltanto una querelle di tipo religioso o confessionale. Si tratta di concezioni diverse della persona umana, della famiglia e della società. La Chiesa si ispira a criteri tratti dalla Rivelazione biblica ed evangelica, dall’etica naturale razionalmente elaborata, dalla preoccupazione per il bene della società. Nelle sue posizioni è evidente la condanna del fatto oggettivo dell’unione omosessuale considerato contrario alla sua concezione della persona umana e della famiglia. La Chiesa ritiene che gli assertori dei diritti delle coppie gay, direttamente o indirettamente, propongano di legittimare una alternativa alla famiglia naturale, nel momento in cui nella società fosse riconosciuto lo stesso trattamento e la stessa considerazione. Ciò non comporta un giudizio negativo o di condanna per i singoli soggetti, i quali devono poter essere considerati come singoli cittadini portatori di diritti e di doveri in quanto persone, senza però stravolgere l’ordinamento sociale basato sul modello universale della famiglia eterosessuale. Il documento della Congregazione della Dottrina della Fede pubblicato in data 3 giugno 2003 riassume il pensiero della Chiesa in questo campo e conclude con le parole che seguono: ‘La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equiparale al matrimonio significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.’

AUTORE: E.B.