Il corpo “unitario” dell’assemblea

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Durante la messa un po’ si sta in piedi, un po’ seduti, o in ginocchio… ma non sempre tutti insieme. C’è una regola?

Partecipando alla messa, si nota che assumiamo posture del corpo non lasciate “al gusto personale o all’arbitrio” (Ordinamento generale del Messale romano, n. 42). Insieme stiamo in piedi, insieme ci sediamo, insieme ci rialziamo e insieme ci inginocchiamo. Ogni momento della celebrazione eucaristica è caratterizzato da uno di questi movimenti che compiamo come assemblea.

Primo tra i motivi per cui i fedeli assumono un comune atteggiamento del corpo è il fatto di essere “segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riunita per la sacra liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano” (Ogmrn. 42).

La liturgia è questione di popolo, di comunità, di un Corpo che insieme celebra e loda il suo Signore. Questa peculiarità fa sì che la comunità stessa si manifesti come tale anche attraverso atteggiamenti e gesti fisici. È bene quindi che i gesti e gli atteggiamenti dei fedeli durante la celebrazione eucaristica, così come durante ogni azione liturgica, rispettino questo principio di unità.

Facendo un excursus di tutta la messa, vediamo i diversi momenti in cui i fedeli stanno in piedi: dalla processione di ingresso fino all’orazione detta “colletta” (“Preghiamo!”); dall’ Allelluia prima del Vangelo e durante tutta la proclamazione di quest’ultimo; durante la professione difede e la preghiera dei fedeli; dal “Pregate, fratelli” prima dell’orazione sulle offerte fino al termine della messa.

I fedeli stanno invece seduti: durante la proclamazione delle letture che precedono il Vangelo, all’omelia, durante la presentazione delle offerte e durante il silenzio dopo la Comunione.

Infine si inginocchiano alla consacrazione, “a meno che lo impedisca lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi” (Ogmr, n. 43). Per questo ultimo atteggiamento ci vengono in aiuto le Precisazioni della Conferenza episcopale italiana, in cui i fedeli sono invitati a porsi in ginocchio “dall’inizio dell’epiclesi preconsacratoria (gesto dell’imposizione delle mani) fino all’elevazione del calice compresa” (n. 1).

Cerchiamo ora di coglierne un po’ il senso.

Stare in piedi è l’atteggiamento proprio dell’orante, come testimoniato in alcuni brani scritturistici, ma anche in alcune pitture paleocristiane presenti nelle catacombe. È l’atteggiamento di coloro che pregano e che sono desti di fronte a Dio, in relazione personale con lui. Lo stare seduti invece può esprimere l’ascolto, l’attenzione; infatti si sta seduti ascoltando le Scritture, come Maria di Betania che stava seduta ai piedi del Maestro per ascoltare la sua parola (Lc 10,39).

Infine, l’atto di inginocchiarsi è tipico di coloro che vogliono esprimere l’atteggiamento interiore di adorazione verso Dio, dello stare alla Sua presenza, come Pietro che si gettò alle ginocchia di Gesù (Lc 5,8) o come Giairo che si prostrò ai suoi piedi (Lc 8,41). Per questo è un attegiamento riservato al momento della consacrazione eucaristica, quando Dio si fa presente nell’assemblea sotto le specie del pane e del vino.

Don Francesco Verzini

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