Corte dei conti: la fatica titanica di tutelare la legalità in politica

Tempo di lettura: 156 secondi

Un baluardo della legalità, che rischia di essere travolto da corruzione e malaffare. È la Corte dei conti, voluta da Cavour per controllare l’utilizzo delle risorse pubbliche e quindi dei soldi dei cittadini: i suoi 150 anni di vita sono stati celebrati anche a Perugia nel corso di un incontro svoltosi nella sala Brugnoli di palazzo Cesaroni. È una istituzione più viva che mai ed ancora più necessaria – è stato sottolineato nei vari interventi – in un momento di crisi economica che richiede una attenta ed efficiente utilizzazione dei soldi pubblici.

“È una magistratura al servizio dei cittadini – ha detto Alberto Avoli, presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria. – Nella rete di controlli che abbiamo istituito sicuramente sono passati sprechi, illegalità, pessima gestione, ammanchi e peculati vari” ha ammesso il magistrato. Purtroppo “in molti malfattori pubblici alligna una sensazione di impunità” ma, se questi controlli non ci fossero stati, questo fiume di denaro dei cittadini utilizzato in modo non corretto sarebbe stato ancora più gonfio “e forse – ha aggiunto il presidente Avoli – avrebbe dato un colpo mortale a qualsiasi politica di risanamento e di stabilità economica e finanziaria”.

Certo è difficile per i 430 magistrati contabili italiani – ha sottolineato il prof. Luca Ferrucci, docente di Economia e gestione delle imprese all’Università di Perugia – controllare l’attività di tre milioni e 200 mila dipendenti pubblici. E così – ha proseguito – grazie anche alle “troppe norme confuse che portano alla paralisi” in fatto di trasparenza della pubblica amministrazione le classifiche internazionali collocano l’Italia al 58° posto tra 94 Paesi, insieme a Russia e Mongolia. Peggio ancora per la corruzione, nella cui classifica internazionale l’Italia si trova al 72° posto con Bulgaria, Tunisia, Sudafrica e Montenegro. Un giro di soldi sottratti illecitamente dalle tasche della gente, per 60 miliardi di euro, pari – ha detto il docente – al 4% del nostro Pil ed alla somma necessaria per pagare gli interessi annuali sul nostro debito pubblico. “C’è un nesso tra la scarsa trasparenza nella spesa pubblica e la corruzione – ha sottolineato il prof. Ferrucci – e bisogna rompere questo nesso”.

“In un periodo – ha detto l’assessore regionale Gianluca Rossi – difficile ed incerto come quello che stiamo attraversando, che pone al centro il problema del lavoro e delle condizioni di vita dei cittadini, è un dovere, per i pubblici amministratori, assumere un atteggiamento virtuoso non solo riducendo la spesa pubblica, ma anche privilegiando quegli investimenti in grado di assicurare lo sviluppo e realizzare interventi tempestivi ed efficaci”. Gli sprechi della pubblica amministrazione infatti – ha spiegato il prof. Alessandro Montrone, docente di Economia aziendale all’Università di Perugia – non sono solo quelli “patologici” della disonestà e della corruzione, ma anche quelli purtroppo “fisiologici” della mancanza di “efficacia, efficienza ed economicità” degli interventi.

“La buona amministrazione – ha detto anche Avoli – si fa con l’efficacia, l’efficienza, l’economicità e la legalità. Insomma, con il rispetto delle regole”. Regole che però, ha criticato il sindaco di Perugia e presidente dell’Anci umbra Wladimiro Boccali, insieme ai tanti tagli della spending review ed alla “Babele dei controlli”, rischiano di provocare la “paralisi delle autonomie locali” e di aumentare le difficoltà degli enti locali per fornire adeguati servizi ai cittadini.

AUTORE: Enzo Ferrini