Cresce l’attenzione verso il commercio equo e solidale

Eugubini più sensibili e aperti verso il consumo critico

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Proprio in questi giorni si parla di un vero e proprio boom a livello internazionale per il commercio equo e solidale. Quello, cioè, che si preoccupa di restituire il giusto valore e il corretto compenso a chi coltiva e produce beni alimentari, nei paesi del terzo mondo. I meccanismi del commercio globale e delle multinazionali spesso finiscono per ‘schiacciare’ proprio il primo anello della catena produttiva, quello fatto dai braccianti, dalla manovalanza a basso costo, dalle donne e dai bambini sfruttati. Il cambio delle regole economiche, insieme all’accesso facilitato al credito e all’informazione, sono fattori decisivi ‘ secondo chi si occupa del commercio equo e solidale ‘ per ridare eticità e senso all’economia e dignità alle popolazioni che vivono nel Sud del mondo. In particolare per i milioni di contadini e artigiani oggi sempre più esclusi dal mercato a causa del costante impoverimento delle economie locali. Anche a Gubbio, da qualche mese, sta crescendo la sensibilità verso un modo diverso di fare ‘mercato’, più attento alla dignità dell’uomo. Così, mentre il volume d’affari di questo settore in Italia cresce del 60 per cento l’anno, anche in città la bottega ‘L’Arcobaleno’ è sempre più frequentata dagli eugubini. Tanto che dal momento dell’apertura, nel giugno scorso, il fatturato è in costante crescita, come l’interesse dei tanti che vogliono sperimentare una spesa più ‘consapevole’ e un consumo più critico. La bottega del commercio equo e solidale, gestita da Gianluca De Gennaro insieme a tanti soci e volontari, era presente con un proprio banco anche lungo il percorso della marcia della pace Perugia-Assisi, accanto ad altre tre realtà umbre del settore. Caffè, the, orzo e cacao, e poi prodotti al cioccolato, frutta esotica e secca, conserve e succhi biologici, biscotti, confetture, miele e pasta. Oltre a tanto artigianato etnico proveniente da ogni angolo del mondo. Sembra quasi di fare il giro del mondo in pochi minuti, passando lungo gli scaffali del piccolo negozio di via Cairoli, una delle sei botteghe umbre aperte negli ultimi anni. Proprio a fine settembre le realtà nate a Gubbio, Perugia, Città di Castello, Marsciano, Foligno e Spoleto si sono riunite in un coordinamento regionale, che per il primo semestre è affidato al gruppo dei volontari eugubini. Sono una sessantina quelli che gravitano intorno a ‘L’Arcobaleno’, tra soci sostenitori, soci ordinari e volontari, con intere famiglie che contribuiscono con il loro tempo libero a tenere aperta la bottega. L’obiettivo di tutti è quello di raggiungere un fatturato annuo di almeno 46 mila euro, la somma che consentirebbe l’autonomia ‘commerciale’ della bottega. E ora, con il Natale sempre più vicino, si intensifica il lavoro dei volontari per sensibilizzare la gente a una spesa per i regali più attenta anche agli ultimi del mondo. De Gennaro: ‘Noi soffriamo perché abbiamo troppo,mentre milioni di persone muoiono di fame’ Il commercio equo e solidale si propone di ristabilire equità e giustizia all’interno dei tradizionali meccanismi di mercato. Dati forniti dall’Onu ci parlano di una situazione insostenibile per chi, lavorando nel sud del mondo, deve ‘subire’ il nostro modo di vivere: il consumo ma anche lo spreco. In Italia, un bambino su tre ha problemi di obesità, per un’alimentazione eccessiva e sbagliata. Allo stesso tempo, milioni di bambini, uomini e donne soffrono perché non hanno vestiti, cibo, acqua. C’è chi soffre per non avere ‘abbastanza’ e chi per avere ‘troppo’. I prodotti del commercio equo e solidale riescono a garantire stipendi giusti ai lavoratori del sud del mondo innalzando del 30 % il loro compenso. Pensiamo alle banane: solo l’1 % del prezzo che noi vediamo esposto al supermercato è destinato a chi manualmente le coltiva e le raccoglie; il commercio equo, abolendo intermediari commerciali e speculazioni, porta questa percentuale quasi al 30 per cento. I prezzi possono essere un po’ più alti per il consumatore che è invitato a riappropriarsi del gesto quotidiano del ‘consumare’, solo apparentemente senza senso e significato. Rivedere i propri consumi, ridimensionarli e indirizzare altrove il proprio denaro può diventare un inizio pratico e concreto per alleggerire noi stessi e tanti poveri nel mondo da un giogo insopportabile prodotto dalla diffusa mentalità consumistica.

AUTORE: Daniele Morini