Crisi: non siamo ancora fuori dal tunnel

Indagine della Banca d’Italia sull’Umbria: dati preoccupanti

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export-prodotti-tipici-umbriLa ripresa non c’è. L’ economia va male in tutto il mondo, e sta rallentando anche la crescita di Paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India. Anche l’Europa, compresa la Germania, si è fermata. In Italia va ancora peggio, e i dati economici dell’Umbria, con la crisi dell’acciaio e della Ast di Terni, sono addirittura un po’ più gravi di quelli nazionali. È il preoccupante quadro dell’economia regionale delineato dall’indagine congiunturale della Banca d’Italia per i primi nove mesi del 2014.

È stato molto esplicito il direttore della filiale di Perugia, Marco Ambrogi, nella presentazione del documento alla stampa. “Le notizie – ha esordito – non sono buone. I dati indicano un generale peggioramento. Calano i consumi e la domanda interna, la disoccupazione ha raggiunto il massimo storico (46 mila disoccupati in Umbria con una percentuale record dell’11,5%), gli imprenditori, sfiduciati, non investono, e le banche non fanno credito ad aziende e famiglie”.

Dopo ben sei anni di crisi, contrariamente a tanti annunci, non si vede la luce in fondo al tunnel. “L’ottimismo dell’anno scorso e dei primi mesi del 2014 – ha aggiunto – e tutte le previsioni di un’inversione di tendenza, seppure modesta, si sono dimostrate infondate. Questi ultimi dati di ottobre ci dicono che le cose, anche in Umbria, sono andate ben diversamente da quanto anche aziende e famiglie speravano: la crisi è lunga, non si vede la fine”.

Finora, se i consumi interni diminuivano, le aziende che esportavano il made in Italy riuscivano in qualche modo a tenere a galla la nostra economia e l’occupazione. Adesso però la crisi sta diventando globale, con qualche eccezione come l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Annaspa tutta l’Europa e si sono fermate nazioni in forte crescita come Brasile, Sudafrica, India e Russia. “La Cina per ora tiene – ha detto il direttore della filiale perugina della Banca d’ Italia – ma con preoccupanti segnali di instabilità”.

Record negativi e qualche raggio di sole

Una disoccupazione da record, la crisi dell’acciaio, e qualche segnale positivo dal settore turismo

La situazione economica dell’Umbria è stata illustrata in particolare da Paolo Guaitini del Nucleo per la ricerca economica della Banca d’Italia. Nell’industria, il 40% delle aziende nei primi nove mesi del 2014 hanno segnalato una diminuzione del fatturato. A questo punto, gli imprenditori sperano che ormai si sia toccato il fondo e che per l’immediato futuro possa cominciare una inversione di tendenza. “Apettative – ha detto – che sono però caratterizzate da tanta incertezza e molta più prudenza che nel passato”. Speranze e sentimenti analoghi a quelli delle famiglie, che si augurano che il peggio sia passato. Nel primo semestre sono diminuite anche le esportazioni (-2%) tornate ai livelli del 2007. Un calo dovuto al crollo di acciaio e metalli (-15%). Negli altri settori invece, complessivamente, l’export umbro continua a crescere di quasi il 3%, ma la percentuale era del 7,2 nel 2013. Merito soprattutto di quelle aziende del comparto automotive che forniscono accessori per le auto e di quelle che producono macchinari. Si attenua la crescita del’export per tessile e abbigliamento, mentre si ferma un altro settore fondamentale per l’economia umbra: l’agroalimentare. L’edilizia, altro settore importante della economia umbra, è sempre in piena crisi; mentre è in lieve ripresa il mercato delle case, con un volume di affari che comunque è dimezzato rispetto agli anni prima della crisi. Nel commercio calano i consumi, e dunque anche le vendite al dettaglio, soprattutto nei negozi più piccoli, mentre cresce il fatturato della grande distribuzione. Allarmanti i dati sulla disoccupazione, salita al livello record dell’11,5%: dall’inizio della crisi (2008) in Umbria si sono persi 23.000 posti di lavoro. Tra i disoccupati aumenta il numero dei lavoratori autonomi. È in calo anche il ricorso alla cassa integrazione, ma solo perché non ci sono più soldi sufficienti per finanziarla, e così sono sempre di più le famiglie che restano senza stipendio e senza cassa integrazione. Chi invece un impiego lo trova, deve accontentarsi di contratti a tempo determinato. C’è però anche “qualche raggio di sole” – sono parole di Guaitini – per il turismo. Nei primi nove mesi di quest’anno le presenze sono cresciute dell’1,1% dopo che però erano calate del 6% nel biennio precedente. Ma è un dato non del tutto positivo, perché sono diminuiti i turisti stranieri (che dovrebbero essere la linfa per la crescita del settore), i soggiorni sono sempre più brevi, e sono in calo anche gli arrivi all’aeroporto San Francesco, la porta dell’Umbria verso il mondo.

Focus

Non basta più l’export per salvarci

I dati dell’indagine della Banca d’Italia dimostra che bisogna sostenere l’export, ma anche che questo non basta più a salvare – da solo – la nostra economia. Dunque dobbiamo rilanciare i consumi interni; e per far crescere i consumi ci vogliono stipendi più alti e meno disoccupati. Ma le aziende non assumono (anzi, licenziano) perché i consumi calano. Dunque siamo sempre al cane che si morde la coda. E allora, forse c’è qualcosa che non va in un sistema economico mondiale dove negli ultimi decenni (lo dicono tutte le statistiche) i poveri sono sempre di più e stanno diventando più poveri, mentre i ricchi sono sempre più ricchi. Solo che i ricchi sono pochi, e anche se consumano molto, non bastano a far ripartire l’economia. Mentre se fossero i tanti poveri ad avere un po’ più di soldi da spendere…

AUTORE: Enzo Ferrini

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