Cronaca nera su bianco

Settimanali cattolici a convegno sul tema 'Un allarme al giorno: è la stampa, bellezza!'. Come si può dare un'informazione che documenti, ma senza inseguire lo scoop?

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Sicurezza, territorio, informazione. Sono le parole chiave del convegno nazionale dalla Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc, 168 testate diocesane, con una tiratura complessiva di circa 1 milione di copie), tenutosi a Padova dal 10 al 12 aprile sul tema ‘Un allarme al giorno: è la stampa, bellezza!’. Assieme alla Fisc, a organizzare l’appuntamento il settimanale diocesano padovano La Difesa del popolo che, giovedì 10, ha celebrato il suo centenario. Occorre fare cronaca, anche quella nera, con ‘grande rispetto della persona, della sua dignità e dei suoi diritti’, ha ricordato mons. Alfredo Magarotto, arcivescovo emerito di Vittorio Veneto, nell’omelia della messa a conclusione del convegno, alla quale era presente mons. Giuseppe Scotti, segretario aggiunto del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. Sguardo positivo, non scoop. Un problema aperto, in grado di suscitare un confronto vivace, senza tuttavia ‘perdere di vista la verità’. Don Giorgio Zucchelli, presidente nazionale Fisc, ha auspicato che i settimanali cattolici per primi sappiano proporre un’alternativa alla logica dello ‘scoopismo’, offrendo ‘spazi sempre più significativi a quegli argomenti che davvero interessano tutti i cittadini’. In questa prospettiva è fondamentale che i giornalisti ‘abbiano uno sguardo positivo sul mondo’. Per Francesco Jori, che ha oltre 40 anni di esperienza nei quotidiani del Veneto, ‘il problema non è quello di avere maggiore o minore sicurezza, ma che la percezione dell’insicurezza supera il dato reale. E questo sistema dei media contribuisce a potenziarla, magari senza neppure andare sul posto quando si verifica un episodio di cronaca nera, e senza compiere i dovuti approfondimenti’. Jori ha evidenziato come tale senso d’insicurezza riguardi anche il futuro, con ‘un allarmismo che può portare a una deriva culturale e sociale’. I giornalisti, da parte loro, ‘stanno sempre più prendendo coscienza del rischio’ e si pone ‘la necessità di iniziative concrete per evitarlo’. Felicità a rischio. Gli italiani sono felici indipendentemente dalla politica e dal potere: a dare loro felicità i nipoti, i figli, la famiglia, la casa. Portando al convegno i dati di una sua ricerca sulla felicità, il sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra-Demoskopea, ha spiegato che la nostra felicità, ‘frutto della millenaria tradizione cristiana’, non è incompatibile con ‘paure specifiche, connaturate all’essere umano’. A metterla a rischio è invece una ‘paura indistinta, disordinata’, che ‘si traduce in misconoscimento dell’altro e lo trasforma in un possibile nemico. Ieri – ha ricordato – l’altro era il ‘terrone’, oggi l’immigrato, magari extracomunitario’. Questa paura è frutto di ignoranza, ha aggiunto Gerolamo Fazzini, direttore editoriale di Mondo e missione. E se la ‘politica della paura’ conviene a chi preferisce ‘vendere scorciatoie anziché proporre soluzioni’, da parte dei media, ha osservato Fazzini, ‘c’è tutto un linguaggio da inventare: parole che non siano fredde, suscitino emozioni ma non si limitino a emozionare, che dietro la storia facciano capire i problemi, che diano un pugno allo stomaco, ma non fine a se stesso’. ‘Per garantire sicurezza viene prima la prevenzione o la repressione?’, si è interrogato mons. Giovanni Nervo, primo presidente della Caritas italiana e presidente onorario della Fondazione Zancan. La risposta è ‘prevenzione’, a fianco di ‘un’informazione precisa, documentata e costante per promuovere la conoscenza e una cultura diffusa’. Infine, bisogna ‘diffondere speranza. Sono giusti – ha concluso mons. Nervo – i programmi di denuncia, ma troppo raramente si parla anche delle buone prassi, di quelle realtà che funzionano bene’. Competenze specifiche per la ‘nera’. Secondo uno studio su ‘Media e criminalità’ condotto da Transcrime e presentato a Padova, servono ‘competenze specifiche da parte dei giornalisti’, che prevedano ‘un’etica e una cultura della notizia di criminalità’ per ‘fornire un’immagine non stereotipata’ della cronaca nera. L’indagine, condotta sui due principali quotidiani padovani (Il Gazzettino e Il Mattino di Padova) nel periodo 1983-2004, rileva che tra i fattori di ‘sovrarappresentazione di un reato sui giornali’ vi sono ‘la nazionalità, sia della vittima quanto degli autori’, ‘il genere dell’autore del reato’ e ‘la numerosità degli autori’. Lo studio suggerisce un ‘incontro tra istituzioni e media’, che dia visibilità a ‘modelli di prevenzione’. Per i settimanali Fisc, ha commentato don Giorgio Zucchelli, ‘si tratta di mantenere, con tutti i necessari aggiornamenti, la linea del rispetto, della condivisione, della speranza. Il male deve essere detto, ma l’onestà professionale esige che il positivo non sia taciuto. E questo per rispetto della gente, che ha diritto a un’informazione il più possibile completa’.

AUTORE: Francesco Rossi