Dal carcere al lavoro grazie a “Sfide 2”

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Il progetto “Sfide 2: una buona pratica di presa in carico multiprofessionale “, finanziato dalla Regione Umbria con 592 mila euro e gestito dalle cooperative sociali “Frontiera lavoro” di Perugia, Helios di Terni e il Quadrifoglio di Orvieto, ha coinvolto 80 cittadini in esecuzione penale. Ossia, detenuti affidati agli uffici di Esecuzione penale esterna di Perugia e Terni per favorirne l’inclusione in contesti lavorativi, in modo da facilitare la loro integrazione sociale. In questo modo si vogliono mettere a disposizione delle persone contenuti di orientamento al lavoro e formativi, utili per potersi approcciare con efficacia al mercato del lavoro. Il progetto “Sfide 2” vuole diventare una buona prassi, replicabile e sostenibile, sul tema dell’inclusione di persone detenute.

“Le statistiche afferma Roberta Veltrini, presidente della cooperativa sociale Frontiera lavoro ci dicono che solo il 27% delle persone in esecuzione penale svolge un’esperienza di lavoro durante la permanenza in carcere, e di questi solo il 19% presso datori di lavoro esterni alla struttura penitenziaria.

Con il progetto ‘Sfide 2’ vogliamo offrire un’occasione di integrazione sociale concreta per persone che si trovano in regime di restrizione della libertà. Il ciclo di incontri di sensibilizzazione che abbiamo organizzato su tutto il territorio regionale ha puntato proprio a spiegare all’opinione pubblica e alle aziende del territorio il valore etico e sociale insito nell’offrire percorsi di reinserimento sociale e lavorativo per i detenuti. Fornire a persone in esecuzione penale gli strumenti per cercare un lavoro è dare loro una speranza di integrazione unica che richiede il sostegno delle imprese, il primo luogo in cui si realizza l’integrazione sociale”. Ben 206 sono state le aziende, di diversi settori produttivi, che hanno aderito al progetto; e 80 sono stati i percorsi di inserimento al lavoro attivati attraverso lo strumento del tirocinio formativo che ha previsto una durata di 6 mesi per una indennità mensile di 800 euro.

 

Al termine dell’esperienza formativa, 35 destinatari sono stati assunti con regolare contratto di lavoro dalle aziende ospitanti. In “Sfide 2” le persone sono state seguite dagli operatori del progetto con un programma di educazione e orientamento al lavoro volto ad agevolare il loro futuro ingresso nel mercato ordinario del lavoro.

Le attività hanno previsto colloqui individuali, redazione di un progetto professionale, orientamento di gruppo e individuale, sostegno all’integrazione, monitoraggio del percorso svolto. Le attività sono state condotte dal personale di Frontiera lavoro, Helios e Quadrifoglio con la metodologia e il know-how che da oltre 20 anni contraddistinguono il loro operato. Il bilancio delle competenze e la redazione del progetto professionale sono alla base di una metodologia che ha come presupposto fondamentale l’adesione attiva del beneficiario al percorso di educazione e orientamento al lavoro. “Come dimostra l’esperienza che abbiamo maturato anche in altri contesti dichiara Luca Verdolini, coordinatore del progetto Sfide 2 la rieducazione delle persone in esecuzione penale è efficiente sia per loro stessi sia per la società e il lavoro è la forma più adeguata per perseguirla. L’esperienza lavorativa, infatti, aumenta il grado di stima dei detenuti consentendo una riscoperta della loro dignità, permette il recupero dei legami familiari favorendo una rinnovata socialità e, infine, incide sulla recidiva migliorando i comportamenti individuali e le abitudini sociali. Per questo, riteniamo che il progetto Sfide 2 rappresenti un’occasione unica per i carcerati di sperimentare un contesto reale con cui misurarsi”.