Dialogo sulla Carta

Terni. Al Convegno ecumenico nazionale è stata consegnata ai giovani la 'Carta ecumenica', un documento che nelle diocesi italiane stenta ancora a decollare

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Terni non è stata solo la sede del terzo Convegno ecumenico nazionale, promosso dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e organizzato congiuntamente dalla Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, dalla Chiesa ortodossa d’Italia e dalla Federazione delle Chiese evangeliche d’Italia, ma i giovani ternani ne sono stati i protagonisti finali. A loro infatti è stata consegnata la Carta ecumenica e l’impegno a conoscere e diffondere i valori ecumenici in essa contenuti, per un dialogo fraterno tra le confessioni cristiane in Europa, a partire dalla pratica del dialogo interreligioso dal basso, in cui la dimensione della vita quotidiana è centrale. Un convegno ‘I cristiani e l’Europa’ che ha affrontato temi importanti quali: la costituzione europea, le problematiche dell’immigrazione, i matrimoni interconfessionali, il rapporto tra religioni e nazionalismi, il cammino verso Sibiu, l’assemblea della Chiesa italiana di Verona, il ruolo delle comunicazioni sociali nel cammino ecumenico, ma soprattutto il valore della Carta ecumenica sottoscritta da tutte le Chiese cristiane nel 2001. A sei anni di distanza, però, manca ancora un pieno riconoscimento e una piena attuazione della Carta, come ha sottolineato, nel suo intervento, mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee, raccontando il lungo iter procedurale della Carta all’interno della Conferenza episcopale italiana; un lungo iter che non ha condotto, peraltro, ad un riconoscimento giuridico, in qualche modo vincolante e programmatico per le diocesi italiane.La questione dell’impegno comune indicato dalla Carta ecumenica è stato affrontato in apertura del convegno dal pastore Jean Arnold De Clermont, presidente della Conferenza delle Chiese europee (Kek) che proprio dall’impegno delle Chiese cristiane nell’ecumenismo ha tratto indicazioni per proseguire in quel comune cammino di testimoniare un’Europa di pace, di riconciliazione e di cooperazione. ‘Ai miei occhi, niente è più fallace di credere che la pace e la libertà siano scontate – ha detto De Clermont – Esse richiedono uno sforzo costante per superare chiusure nazionaliste o xenofobe. Le Chiese devono prendere parte attiva nella lotta contro le paure dello straniero, del futuro, dei cambiamenti. Il messaggio evangelico, invece, è fondato sulla speranza’. Un impegno che si fonda sul primato della comunicazione del Vangelo, come punto centrale dell’identità tra le Chiese. ‘L’evangelizzazione deve tornare ad essere il primo compito di ogni Chiesa cristiana in Europa – ha sottolineato mons. Paglia – E la comunicazione del Vangelo è la missione che unisce tutte le Chiese, o meglio che dovrebbe unirle in un cammino ecumenico spirituale’. La Carta ecumenica traccia le linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa ed è un testo che manifesta un comune impegno di fronte al processo di integrazione europea. La Carta richiama la comunione tra le Chiese cristiane come base per l’impegno comune, affermando che ‘il compito più importante è quello di annunciare insieme il Vangelo attraverso la parola e l’azione’. E questo impegno si è fatto urgente a motivo della ‘multiforme mancanza di riferimenti, dell’allontanamento dai valori cristiani, ma anche della variegata ricerca di senso’. Monsignor Paglia ha sottolineato inoltre come l’unico punto pienamente attuato della Carta è quello riguardante l’istituzione di una giornata per la salvaguardia del creato, un tema cui è stato già dedicato un convegno ecumenico svoltosi proprio a Terni due anni fa. Mons. Paglia ha anche annunciato che la Carta ecumenica e il dialogo tra le Chiese saranno all’ordine del giorno dell’assemblea della Chiesa italiana di Verona. All’incontro è intervenuta anche Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, assassinato in Turchia, che ha parlato di come suo fratello ‘desiderasse risvegliare la necessità del dialogo in Turchia con la sua semplice presenza, testimonianza e disponibilità a stare con gli altri senza pretendere che gli altri smettessero di essere se stessi’. Per il dialogo, ha concluso Maddalena Santoro, don Andrea riteneva necessarie tre cose: ‘L’amore per Cristo e quindi la propria identità, l’amore fraterno e l’amore affinché gli altri siano se stessi e anche noi non rinunciamo al nostro modo di essere e credere. In questo modo, si diventa un segno di Cristo in mezzo agli altri’.

AUTORE: Elisabetta Lomoro