Dio allora disse: “Non uccidere”

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Ebrei e cattolici si sono incontrati il 17 gennaio scorso, in tantissime citta italiane, per commentare il comandamento – dagli ebrei contato come sesto, dai cattolici come quinto – “Non uccidere” (Esodo 20,12). Ventitré anni fa è nata questa iniziativa, quasi in sordina, poi si è sempre più affermata, collocata nel giorno precedente l’inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), che ha una storia più che centenaria. Su questo argomento, come ho potuto ascoltare con le mie orecchie dal rav Cesare Moscati (vedi pag. 12) e come documenta un testo redatto per l’occasione della giornata, firmato dal vescovo cattolico Mansueto Bianchi e dal rabbino Elia Enrico Richetti, esiste una perfetta concordanza sulla sacralità della vita e sull’impegno a difenderla fino al suo “momento estremo” ripudiando il concetto di eutanasia attiva. “Mai come oggi – sottolineano mons. Bianchi e Richetti – assistiamo ad atti di inaudita violenza, che provocano morte e distruzione, suscitando orrore e condanna. Le aspirazioni e i principi civili dei popoli concordano con le grandi tradizioni religiose del mondo nell’affermare il primato della vita umana, ma nonostante ciò a volte atroci delitti sono commessi sotto il pretesto religioso, ideologico o politico”. Ma c’è un altro fronte che, secondo i rappresentanti religiosi, si apre nell’azione di difesa e promozione del valore della vita umana, ed è quello delle nuove scoperte della scienza e della tecnica che se, da una parte, “permettono di migliorare la qualità della vita in modo sempre più profondo ed efficace”, dall’altra “possono venir purtroppo applicate anche al di fuori o contro i diritti umani fondamentali. Rimane pertanto attuale l’appello etico primario che invoca il rispetto e la tutela dell’esistenza di ciascun essere umano nella sua vita concreta, singola e individuale; un appello che è egualmente espresso dai testi sacri del popolo ebraico e dalla dottrina della Chiesa cattolica, cui fa eco anche l’insegnamento dell’islam”. Nella presentazione, i due rappresentanti religiosi ricordano lo stralcio di una dichiarazione comune diffusa nel 2006: “Per il fatto che la vita è un dono divino da rispettare e preservare, noi ripudiamo decisamente l’idea di un dominio umano sulla vita, e del diritto di decidere del suo valore o della sua durata da parte di qualsiasi persona o gruppo umano. Conseguentemente ripudiamo il concetto di eutanasia attiva (il cosiddetto mercy killing) in quanto illegittima pretesa dell’uomo sull’esclusiva autorità divina nel determinare il momento della morte della persona umana”. Ascoltare un maestro ebreo che illustra i motivi della condanna morale dell’aborto, dell’omicidio, del suicidio, della pena di morte sulla base della Bibbia, nella interpretazione dei padri e maestri d’Israele, è molto incoraggiante e istruttivo per dare una linea diritta nella confusione etica di oggi. Da questa consonanza nasce anche una responsabilità a difesa della vita e nella lotta contro la guerra, il terrorismo e la violenza di ogni tipo. Ebrei e cattolici, mediante la loro fraternità, s’impegnano a testimoniare al mondo la permanente validità universale della parola di Dio “Non uccidere”.

 

AUTORE: Elio Bromuri