‘Dopo-virus’, meglio una sanità senza politica

L’economista premio Nobel Joseph Stiglitz sostiene che la pandemia ci ha insegnato “quanto siano disastrose le conseguenze delle disuguaglianze, a partire da quella sanitaria”. Quelle che lo studioso definisce ‘disuguaglianze’ sono figlie di scelte politiche ben precise. In Italia, come negli altri Paesi del mondo.

Nel nostro Paese, quello della sanità è un piatto troppo ricco perché la politica ne possa restare fuori. Nei decenni, questo settore così importante è stato oggetto di volta in volta di potenti iniezioni di risorse – finanziarie e umane – ma anche di tagli impietosi e, alla luce degli ultimi fatti, troppo spesso irrazionali.

Viene da chiedersi se i problemi dei posti letto nelle Terapie intensive sarebbero stati della stessa, spesso fatale, entità in questi tre mesi di contagio, se quegli stessi ospedali e quegli stessi reparti non fossero stati penalizzati dalla riduzione drastica di risorse finanziarie, strumentazioni mediche e personale.

Magari se, invece dei posti letto, oggetto di tagli fossero stati il numero dei cosiddetti ‘manager’ nominati dalla politica, o i loro stipendi, tante difficoltà si sarebbero evitate.

Il virus potrebbe essere l’occasione per ‘liberare’ la sanità dai lacci e laccioli che le impone la politica. La quale come primo passo dovrebbe evitare di designare i vertici delle strutture ospedaliere. Lasciando questo delicato compito a organismi ‘esterni’, che scelgano in base al merito.

Una piccola, grande ‘rivoluzione’; ma spesso da queste scelte dipende la salute, e la vita, dei pazienti.

Daris Giancarlini

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