Dove c’è l’Annuncio c’è voglia di comunicare

Mass media e dintorni. La pastorale unificata della comunicazione nelle otto diocesi dell’Umbria

Tempo di lettura: 191 secondi

La Chiesa che è in Umbria, costituita in passato da 13 diocesi, ridotte poi ad 8 tra gli anni Cinquanta e Sessanta, si è percepita come una comunità di Chiese sorelle, unite dalla stessa fede, ma anche da un comune progetto pastorale. Pur essendo e rimanendo Chiese particolari nella pienezza della loro missione, per la esiguità del numero dei fedeli (l’Umbria complessivamente, anche con l’apporto demografico degli immigrati, non arriva a 900 mila abitanti) e per alcuni tratti omogenei di storia e cultura, si sono sentite nell’opportunità o meglio nella necessità di operare insieme, allestendo una rete di scambi e collaborazioni. Esempi di ciò si hanno in un comune luogo di formazione dei presbiteri, il Seminario regionale di Assisi, una comune istituzione di studio e ricerca teologica costituita dall’Istituto teologico di Assisi, ed hanno anche scelto uno strumento comune di comunicazione sociale, dando vita al settimanale La Voce nel 1953, che ha avuto una specie di rifondazione nel 1984, tuttora, come si vede, in piena salute. In seguito sono nate altre forme interdiocesane di collaborazione nei vari campi della vita ecclesiale. Nell’ambito della comunicazione sociale si è venuta perfezionando la prospettiva regionale attraverso la realizzazione di un portale informatico di dominio della Conferenza episcopale umbra, frutto di una costruzione collettiva, operata dai responsabili delle otto diocesi della regione con lunghi e appassionati incontri di lavoro. La Chiesa è stata la prima ed antesignana nel percepire la dimensione regionale come fondamentale per uno sviluppo armonico, senza sacche territoriali di arretramento sociale e culturale. In questa prospettiva non viene trascurato il dato peculiare delle singole realtà che sono le diocesi, vere Chiese locali, con i loro vescovi, patroni, santi e tradizioni e con le 600 parrocchie e i 92 Comuni, con le mille frazioni che vi ruotano attorno. Tutte realtà che vivono, si esprimono e si raccontano con i mezzi di cui dispongono, dagli uffici stampa alle radio locali tra loro collegate che interagiscono, periodici di santuari e bollettini ecclesiastici diocesani e regionali, nonché centinaia di bollettini parrocchiali, alcuni dei quali anche molto vivaci e attenti alle problematiche locali. In Umbria c’è un’esposizione mediatica di origine e stampo ecclesiale persino troppo affollata. Ma tutto ciò alla fine si può leggere – e rileggere, e ritrovare come in un fiume di raccolta e di vaglio – nel settimanale cattolico La Voce, frutto di una grande intuizione e modello unico tra i 135 settimanali cattolici diocesani. La Chiesa, che ha come compito primario l’annuncio della buona notizia agli uomini, da sempre è stata maestra della parola e dei linguaggi. Non poteva, pertanto, misconoscere i mezzi della comunicazione sociale, vecchi e nuovi. Oggi si trova ad esaminare le nuove opportunità e riconsiderare la comunicazione come valore primario all’interno della comunità ecclesiale e come mezzo insostituibile di dialogo con la società civile e le sue istituzioni. Deve, nella presente situazione culturale, ripensare i contenuti e i modelli da diffondere nella rete ecclesiale già esistente e in quella potenzialmente aperta dai nuovi punti personali di contatto (pc) diffusi nel territorio. A questo scopo è stato elaborato il progetto della formazione di figure di volontariato denominate “animatore della comunicazione e cultura” che sorgeranno in ogni zona o unità ecclesiale. Un progetto ambizioso, ma urgente, rispondente a quella emergenza educativa che è riconosciuta da tutti gli operatori del settore. Come in ogni parrocchia si sono formate lungo i precedenti due decenni i punti di ascolto della Caritas, così si avranno i centri di ascolto e comunicazione per l’educazione, il dialogo e la formazione culturale dela comunità. Un’urgenza ancor più opportunamente presa in considerazine in un momento di affluenza di culture diverse, portatrici di modelli di vita e di pensiero con i quali si dovranno fare i conti. Una rifessione su questo tema assume una particolare connotazione nel momento in cui è in atto a Perugia il Festival del giornalismo che tanto entusiasmo e partecipazione suscita.

AUTORE: Elio Bromuri