Eccidio dei Quaranta martiri: dopo 57 anni per non dimenticare

Una strage che al tempo il vescovo Ubaldi cercò di evitare

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Gubbio ha ricordato con la consueta compostezza i 57 anni dell’eccidio dei “Quaranta Martiri”, fucilati dall’esercito germanico nelle primissime ore del 22 giugno 1944, inumana rappresaglia per l’attentato compiuto ai danni di due ufficiali medici tedeschi (uno rimase ucciso e l’altro, pur ferito gravemente, riuscì a dare l’allarme trascinandosi fino alla sede del Comando, organizzata presso l’Albergo San Marco) all’interno del bar Nafissi, in corso Garibaldi, il giorno 20 giugno.

Una strage che invano il vescovo del tempo mons. Beniamino Ubaldi cercò di evitare, spingendo la sua generosità fino al punto di arrivare ad offrire la sua vita in cambio di quella degli ostaggi, rapidamente “rastrellati” ed ammassati presso l’edificio scolastico di via Perugina: giovani ed anziani, uomini e donne, ragazzi appena all’alba della vita. In tutto ottanta persone, quaranta delle quali vennero purtroppo fucilate. Il Mausoleo costruito sul luogo stesso dell’eccidio, che ne conserva le spoglie mortali e ne perpetua la memoria, è stato riferimento di un pellegrinaggio commosso che è andato avanti nell’arco dell’intera giornata.

Alle ore 6.30 ha celebrato il vescovo mons. Pietro Bottaccioli, mentre alle ore 9.30 ha avuto luogo la cerimonia ufficiale con la presenza del sindaco Goracci e del Gonfalone della città. Proprio in occasione della cerimonia ufficiale, don Ubaldo Braccini ha reso note alcune pagine scritte di pugno da mons. Carlo Braccini – cancelliere vescovile del tempo – che ricordano testimonianze di straordinario significato. Oltre all’azione del vescovo Ubaldi, da consegnare alla memoria di tutti la testimonianza della signora Battaglini, il cui figlio Enea, giovanissimo, era stato ucciso tra i “40 Martiri”. Una madre coraggiosa e di grande fede: offriva il suo dolore al Signore convinta che, come quello dei martiri cristiani, anche il sangue del proprio figlio sarebbe servito ad evitare altre stragi alla città ed alla nazione. Un insegnamento sul quale riflettere ancora e sempre. Nel contesto di testimonianze e di una partecipazione significativa, la città deve compiere uno sforzo per comportamenti coerenti con lo spirito della celebrazione.

L’ordinanza del Sindaco che proclama il “lutto cittadino”, consentendo la chiusura di esercizi pubblici ed attività commerciali fino alle ore 11.00, ha senso se viene rispettata e trova consensi spontanei; altrimenti tanto vale lasciare ogni decisione ai singoli. Quelle vetrine socchiuse e quelle serrande abbassate a metà hanno il sapore del compromesso o, meglio, esprimono una forma di adesione-non-adesione che non ha alcun significato. La stessa sottolineatura va fatta per riflettere su manifestazioni (come quelle organizzate da organismi ufficiali a Torre Calzolari o Madonna del Ponte) improntate ad un clima di autentica festa ed allegria. Il contrasto è troppo stridente; tali coincidenze vanno evitate proprio per esprimere il rispetto e la partecipazione ad un lutto che appartiene all’intera città.

AUTORE: Giampiero Bedini