Quell’“eccomi” riecheggia la Bibbia

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All’inizio della messa di ordinazione, il futuro sacerdote si presenta. Ma che bisogno c’è, se lo conoscono già tutti, sia i fedeli che il vescovo?

La liturgia di ordinazione inserita nella celebrazione eucaristica si apre dopo la proclamazione della Parola di Dio con la presentazione ed “elezione” dei candidati al presbiterato. Un diacono li chiama per nome e la risposta, “eccomi”, di ciascun candidato all’Ordine sacro si inserisce nel solco dei tanti “eccomi” che risuonano nella storia della salvezza.

L’icona biblica da meditare potrebbe essere tratta dall’Antico Testamento, nel quale troviamo un ragazzo chiamato per nome che risponde alla voce di Dio: Samuele (1Sam 3). Il giovane assistente di Eli si trovava nel tempio del Signore quand’ecco la voce di Dio che lo chiamava per nome. All’inizio Samuele pensava di essere stato chiamato da Eli, finché quest’ultimo comprese che era Dio stesso che stava chiamando il giovane.

Qui si nasconde la dinamica di ogni vocazione e scelta vocazionale: due libertà vengono messe in gioco, quella di Dio che sempre si rivela all’uomo, lo cerca e lo chiama a un progetto di felicità, e quella dell’uomo che liberamente risponde alla chiamata di Dio.

Interessante nella scena di Samuele è l’intervento di Eli, perché sarà quest’ul- timo a comprendere e suggerire al giovane che è Dio stesso che lo chiama. Infatti, non ci si “inventa” preti, bensì lo si diventa in seno alla comunità cristiana, e insieme aessa si compie un cammino di discernimento che porterà a comprendere quale progetto Dio ha e quindi quale risposta l’uomo può dargli.

A questo punto, nel rito di presentazione inizia un breve dialogo tra un presbitero designato e il vescovo, che lo interroga sull’idoneità del candidato ad assumere i doveri dell’Ordine sacro. Alla domanda del vescovo: “Sei certo che ne siano degni?” il presbitero risponde: “Dalle informazioni raccolte presso il popolo cristiano e secondo il giudizio di coloro che ne hanno curato la formazione, posso attestare che ne sia degno”.

Il dialogo rischia di essere fittizio qualora i due soggetti del dialogo non abbiano preso parte realmente al discernimento del candidato. La stessa storia di Samuele attesta la necessità di un garante che aiuti il giovane a comprendere ciò che sta avvenendo; nel caso nostro sono anzitutto il popolo cristiano e coloro che ne hanno curato la formazione (in genere gli educatori dei Seminari e lo stesso vescovo).

D’altronde, con il battesimo siamo innestati nella Chiesa, rappresentata da una comunità cristiana particolare, che non può non essere ascoltata perché in seno a essa e per essa alcuni fratelli sono chiamati all’Ordine presbiterale. Lo stesso vale per coloro che hanno curato la formazione del candidato preparandolo ad assumere gli impegni derivanti dal sacerdozio ministeriale. Il vescovo poi conclude invocando l’aiuto di Dio e di Gesù Cristo, sorgente di ogni vocazione.

Don Francesco Verzini

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