Famiglia: la chiamano Trinità

Commento alla liturgia della Domenica "Firmato" Famiglia

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AltareBibbiaLacci e laccetti. Per la salvezza siamo soliti aggiungere balzelli per significare le norme. Eppure san Paolo ci ha fatto notare che non siamo più sotto la Legge, perché in Cristo siamo liberi: è l’amore la nuova legge che muove le azioni. “Abbiamo deciso, lo Spirito santo e noi…” (prima lettura): è la lettura della storia secondo la novità di Cristo, è andare oltre un solo popolo per abbracciare tutti, è slegarsi  dalle norme del passato con occhi di novità. È questa la Chiesa in terra, Chiesa di persone e non di mattoni, come la seconda lettura ci fa contemplare: “Il Signore Dio e l’Agnello sono il suo tempio”. Questa Chiesa non è sola, non è orfana, non è senza guida. Un Consolatore, un Paraclito (letteralmente, “Avvocato”) è con questa Chiesa, è nella sua storia, nelle sue scelte, anche se essa, come Chiesa di persone concrete, è soggetta agli errori della natura umana. Chiesa peccatrice, ma redenta; peccatrice, ma santa, che cammina nella sua storia guidata nel discernimento tra fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo. Quello del Paraclito è altro grande dono di Dio, dopo quello della redenzione e dell’averci inglobati nella sua eredità, nella sua comunione. Il Vangelo di Giovanni (3,8) lo paragona al vento che “soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va”. Ne senti la voce, ne senti il rumore della vita. Del vento vediamo gli effetti nelle foglie degli alberi che si muovono; dello Spirito, ugualmente, vediamo i segni lungo i secoli. Una Chiesa sempre in piedi, pronta a proclamare la signoria di Cristo, a far vedere la verità della storia all’uomo di ogni tempo. Anche se venti contrari la vorrebbero abbattere, è un albero ben piantato con le radici in Cristo, e sempre pronta a lasciarsi accarezzare dallo Spirito, brezza di novità e di vita.

“Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Certo, i venti contrari turbano. L’apparente assenza di Gesù a volte fa sembrare difficile il discernimento e non sempre è limpido dire: “Lo Spirito santo e noi”. Ma già dagli inizi se ne vedevano gli effetti: la capacità di parlare ogni lingua, non solo quella ebraica, e di spandere l’odore di Cristo in tutti gli angoli, a volte silenziosamente, a volte in modo eclatante, proprio come fa il vento, che a volte accarezza, a volte scuote.

“Se uno mi ama…”. È sempre l’amore la base di tutto, questa nuova “legge di libertà” di cui l’esempio è Cristo stesso. Amore, “osservare la Parola”, amore del Padre e “dimora del Padre e del Figlio in noi” è un tutt’uno. La fedeltà a Dio, vissuta per amore, è la prerogativa essenziale per una inabitazione di Dio trinitario. Chi non ama Gesù, difficilmente fa esperienza del Risorto e del Padre; non perché il Signore non voglia, ma per autoesclusione, e Dio rispetta la libertà dell’uomo – come avviene nella parabola del “figliol prodigo”, nonostante tutto l’amore del padre. L’inabitazione della Trinità ha come dono la Sua pace, diversa da quella del mondo, non effimera, in balìa degli interessi e degli egoismi dell’uomo, ma profonda, piena della gioia di Dio. L’inabitazione della Trinità, la presenza del Paraclito garantisce alla Chiesa due realtà: insegnare ogni cosa e ricordare ciò che ha detto Gesù, Verbo del Padre. Penetrare nel significato profondo della Parola e ricordare, fare memoria, attualizzare la Parola nella propria vita.

L’inabitazione della Trinità, come è presente nella Chiesa e nella sua storia, così è presente nella “Chiesa domestica”, la famiglia. Neppure tra coniugi cristiani si è esenti da litigi, incomprensioni, desideri di altri progetti, vicende varie, groviglio di situazioni: una storia che si fa vita ogni giorno facendo i conti con la difficoltà di vivere la comunione. Relazioni in confronto, spesso in antitesi. Poi il tarlo della routine, dell’abitudine, il pericolo di affievolire l’entusiasmo man mano che i giorni scorrono. “Se uno mi ama …”, la sua presenza è garantita, è garantita l’azione dello Spirito, invocato fortemente nella benedizione agli sposi nella celebrazione liturgica del sacramento delle nozze. Bello è il segno della “velazione” nel nuovo rito del matrimonio, segno della comunione di vita che lo Spirito, avvolgendoli con la sua ombra, dona loro di vivere (dal Rito). E’ il Paraclito, costantemente presente a ridare vigore, a risvegliare, a far penetrare nella Parola e aiutare nel fare memoria,  attualizzando ciò che i coniugi cristiani sono: “famiglia, diventa ciò che sei” (FC), chiesa domestica o piccola chiesa, inabitazione trinitaria.

AUTORE: Ortensia Marconi, Tommaso Calderini