Festa della donna… o grido?

La giornata dell’8 Marzo, più che una festa superficiale, deve diventare il momento per riflettere con serietà sul dramma della violenza

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violenza-donneLa festa della donna è occasione per riflettere su ciò che sta accadendo. Assistiamo a forme assurde di autodistruzione. Ogni giorno i sentimenti diventano un inferno, gli uomini e le donne sono vittime e carnefici di quella spirale che non lascia scampo che è l’eliminazione definitiva dalla vita. Una forma di sadismo atroce e un grido disperato. Di che cosa? Un grido disperato, nel senso di ‘senza speranza’, di un disagio profondo che non sa più riconoscere l’‘altro’ come portatore di una propria dignità e unicità. L’abisso dell’angoscia e dell’abbandono prende il sopravvento. Alcune cause possono essere individuate nella difficoltà a confliggere per risolvere le competitività, le delusioni e le amarezze che una relazione, seppure ottima, porta con sé. La “sottomissione della donna”, tanto discussa e combattuta, è oggi drammaticamente presente nelle relazioni familiari anche nelle giovani generazioni. Sparisce giorno dopo giorno la fiducia, la complicità la relazione. La passività e la manipolazione e la mistificazione portano con sé amarezza nel constatare che le antiche forme sociali della solidarietà tra donne, della condivisione delle difficoltà, dell’ascolto reciproco sono solo parole vuote e che appartengono ad altri mondi, perfetti e irraggiungibili! Le ferite profonde che la vita ci procura sono risolvibili solo se chiamate per nome e per cognome. L’apertura alla grazia integrata con la strada della elaborazione psicologica può permettere un cambiamento profondo della propria storia e della propria vita interiore e relazionale. È necessario muoversi per chiedere aiuto. Sempre più uomini scendono in piazza per dire “io no” alla violenza. Oltre ai Centri di aiuto alla donna, ne sorgono anche per aiutare gli uomini che, consapevoli delle loro difficoltà a gestire le proprie emozioni, chiedono aiuto. Si fa strada l’esigenza di prendere più sul serio questo fenomeno sempre esistito, ma mai in modo così feroce e frequente. Non possiamo accettare che sempre più donne e bambini, e a volte uomini, rimangano uccisi dalle persone che amano di più. I superstiti porteranno per sempre quella ferita che la morte non ha risolto ma solo ampliato. La famiglia, da luogo essenziale per lo sviluppo dell’uomo e della donna, non può diventare la loro e la nostra tomba!

AUTORE: Maria Luisa Tiberini psicologa