Festival del giornalismo: il ruolo dell’informazione cattolica

Festival internazionale del giornalismo di Perugia: la presenza e il contributo specifico dell’informazione cattolica

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convegno-60-anni-voceHa ancora senso parlare di giornalismo del territorio? E come si racconta la realtà nell’Era della comunicazione digitale? Sono queste le domande su cui La Voce e Umbria Radio hanno voluto riflettere in occasione del dibattito organizzato sabato scorso per i 60 anni del settimanale e i 30 anni della radio all’interno del Festival internazionale del giornalismo di Perugia.

Un momento di incontro e confronto, volto non tanto e non soltanto a celebrare queste due lunghe storie, ma soprattutto a riflettere sulle sfide del futuro. “Qual è il senso della nostra dimensione e del nostro legame con il territorio? E quale quello della svolta digitale che stiamo vivendo? – ha sottolineato, aprendo l’incontro, il direttore de La Voce, don Elio Bromuri -. Vogliamo essere un laboratorio locale di crescita e formazione, perché la qualità del modo di comunicare dipende dalla qualità del modo di essere, che dipende dalla formazione”.

A ragionare insieme a don Bromuri, il direttore di Umbria Radio, don Paolo Giulietti, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, e il coordinatore di Eurocom – Giornalisti per l’Europa, Paolo Bustaffa.

Una trentina di anni fa, Tarquinio mosse i primi passi nella professione giornalistica proprio nella redazione de La Voce. Un periodo formativo che l’attuale direttore di Avvenire ricorda con affetto e riconoscenza: “Devo a La Voce – racconta – parte della mia formazione professionale. Quello che ho imparato lavorando in un settimanale regionale è che il territorio ti obbliga tutti i giorni a fare i conti con la tua professionalità e onestà intellettuale, in quanto l’effetto e la correttezza del proprio lavoro lo si tasta ‘dal vivo’, incontrando fisicamente le persone di cui si parla e dovendo dar loro conto del proprio operato”.

A maggior ragione, sottolinea ancora Tarquinio, l’informazione cattolica continua ad avere un ruolo fondamentale nel panorama della comunicazione digitalizzata e globalizzata. “L’informazione cattolica – spiega – non è mai un’informazione ‘del grido’, ma una parola che, con rispetto e chiarezza, non ha paura di dire la verità”.

Alle sue parole si uniscono quelle di Paolo Bustaffa, che parla di “riscoprire il magistero della comunicazione per tutti coloro che fanno cultura e informazione” proprio e soprattutto nel territorio, “il luogo dove è garantita l’identità senza rinunciare alla capacità del dialogo”.

Guardare al futuro, però, non significa dimenticare il passato. Ed è per questo che don Paolo Giulietti ha concluso l’incontro facendo memoria di tutti coloro che negli anni hanno reso possibile le attività del settimanale e della radio, strumenti di servizio e dialogo di tutta la comunità. Della radio ha sottolineato le caratteristiche per le quali la volle l’arcivescovo mons. Cesare Pagani e che ne orientano tutt’ora il servizio: radio di comunità, ed anche per questo la si volle di proprietà di una cooperativa; radio per il dialogo, per un confronto alla pari con tutte le realtà locali; radio di servizio, anzitutto ai malati, ma in gradi di comunicare con i giovani e con le famiglie “La parola che voglio sottolineare – ha concluso – è gratitudine: nei confronti di coloro che negli anni hanno dato il proprio contributo, spesso in maniera volontaria, per la sopravvivenza di questi ‘piccoli miracoli’ che sono i nostri media”.

Il saluto del Cardinale Bassetti al 60 del nostro settimanale: “La Voce è uno strumento della Provvidenza”

«Devo confessare che come tutti non leggo per intero “La Voce”, ma i fondi di don Elio Bromuri, io settimanalmente li esamino, e se si rimette insieme tutti gli anni in cui è stato direttore e ha scritto questi fondi viene fuori un tracciato della vita della cultura dell’Umbria interessantissima, e anche direi della nostra nazione. Bisognerebbe davvero raccoglierli tutti questi fondi de “La Voce”! E con lui ringrazio la redazione, tutti i suoi collaboratori, coloro che scrivono, coloro che cooperano.

È importante un settimanale diocesano e ancora più importante un settimanale regionale.

Credo che in Umbria non ci sia niente di paragonabile al nostro settimanale dove come in una sinossi tu vedi la vitalità di tutte le diocesi dell’Umbria. Per me ad esempio, per la missione che svolgo, è importantissimo. Prima ancora di andare a cercare le pagine di Perugia – Città della Pieve, vado a vedere ciò che si vive, ciò che si pensa, ciò che si riflette non solo nel mondo cattolico ma in tutta la società dell’Umbria, attraverso il nostro settimanale.

Vi invito perciò ad apprezzarlo, ad amarlo, a diffonderlo, perché credo che sia uno strumento della provvidenza di cui soprattutto oggi, nel rispetto di tutti i mezzi della comunicazione, non si possa fare a meno.

Voglio concludere soltanto con una parola. L’esecuzione tra poco della Messa in Sì minore Johann Sebastian Bach, un capolavoro sicuramente della musica universale, ci aiuti davvero stasera ad entrare in quella straordinaria dimensione dello Spirito che unisce tutti gli uomini, attorno al grande ideale della bellezza e per i credenti della contemplazione dell’assoluto. E voglio fare un saluto al direttore di Avvenire Tarquinio, noi lo ricordiamo perché è stato giornalista e collaboratore de La Voce. Grazie ancora per questa numerosa e affettuosa presenza».

Gualtiero Cardinale Bassetti
Arcivescovo diPerugia – Città della Pieve

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AUTORE: Laura Lana