Festival del giornalismo: Informazione, non spettacolo

140 appuntamenti, ormai è un evento mondiale

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Sono oltre 140 gli eventi e più di 300 i giornalisti e gli esperti di tutto il mondo che dal 13 al 17 aprile parteciperanno a Perugia ad incontri-dibattito, tavole rotonde, interviste, presentazioni di libri, workshop, proiezioni di documentari, concorsi, premiazioni e mostre per la quinta edizione del Festival internazionale del giornalismo. In pochi anni la manifestazione, nata da un’intuizione e da una sorta di scommessa di Arianna Ciccone, è diventata un evento mondiale. Alla sua realizzazione, oltre ad uno staff professionale di otto persone, concorrono circa 200 giovani appassionati di giornalismo, dai 15 ai 26 anni, rappresentanti di una sorta di comunità nata ed organizzata sulla Rete attraverso i social network, che nei giorni del festival saranno a Perugia come volontari. Un’ottantina di loro sono stranieri, di Paesi di tutto il mondo, tra i quali Bulgaria, Camerun, Cina, Cuba, Egitto, Finlandia, Giordania, Libia, Lettonia, Lituania, Nepal, Pakistan, Tanzania, Ucraina, Uganda e Uzbekistan. La “scommessa” di Arianna Ciccone fu subito sostenuta dall’Ordine dei giornalisti e dalla Regione. Poi si aggiunsero altri enti locali e sponsor. Tra questi ultimi quest’anno per la prima volta anche la Nestlé. “L’idea di allora, che è anche quella di oggi – racconta Dante Ciliani, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria – fu quella di guardare dentro una professione in piena crisi, ma tanto ambita dai giovani. Senza però chiuderci all’interno della categoria per piangerci addosso. Abbiamo invece scelto di raccontare alla gente questo mestiere, la sua storia, i suoi problemi ed il suo futuro, affidando la narrazione ai suoi protagonisti”. Ed ecco la parola “festival”, da tanti contestata, in tempi in cui spesso l’informazione diventa spettacolo, talk-show. “Ma il nostro Festival – osserva Ciliani – è esattamente il contrario: ci sono i giornalisti che si raccontano, ci sono testimonianze reali, ci si confronta sul mondo nuovo del giornalismo con esperti e blogger di tutto il mondo, senza sceneggiate e battibecchi. Insomma, senza spettacolo. Avremmo potuto chiamarlo ‘meeting, incontro’. Ma alla fine – dice Ciliani – la parola ‘festival’ ci era sembrata la più commestibile. Ed i tempi ci hanno dato ragione: dei tanti festival, dell’economia, della filosofia ecc., il nostro è uno dei pochi in salute”. “Il successo è venuto anche dal fatto – continua Ciliani – che l’Umbria e Perugia sono un salotto perfetto per questo festival. Ci sono 40 mila studenti universitari, teatri, gallerie, strade e piazze dove i partecipanti che magari si conoscevano soltanto di nome si incontrano, si frequentano, discutono. A Roma o in qualsiasi altra grande città non sarebbe stato possibile. E così anche questa manifestazione esalta caratteristiche e peculiarità dell’Umbria’’. Perugia con la Scuola di giornalismo radiotelevisivo e questo Festival internazionale è dunque diventata una sorta di Capitale del giornalismo? “Diciamo – risponde Ciliani – che è diventata luogo ideale di incontro per parlare e confrontarsi. Sarebbe un sogno fare diventare l’Umbria un laboratorio permanente per capire l’evoluzione di questa professione in grande trasformazione”. Magari creando anche altri appuntamenti con direttori, inviati, studiosi dei media durante tutto l’arco dell’anno. Coinvolgendo le Università, enti culturali e con “altri sforzi” delle istituzioni. Per ora è un auspicio ed un sogno; “ma – si chiede Ciliani – anche la grande avventura di Umbria Jazz non cominciò forse allo stesso modo?”. Quattro incontri in calendarioTra i tanti incontri in programma, ne segnaliamo 4 in particolare. Le religioni raccontate dai media: ore 11.30 di venerdì 15 aprile, Centro servizi G. Alessi. Intervengono Lamis Andoni, giornalista e scrittrice cristiana, da Betlemme; Laura Silvia Battaglia di Avvenire; Laith Mushtaq, musulmano, della rete televisiva Al Jazeera, da Baghdad. Raccontare l’altro: reportage dal mondo: ore 15 di giovedì 14, Centro servizi G. Alessi. La globalizzazione sembra appiattire le diversità: stessi consumi, stessi stili di vita e desideri… In cosa consiste oggi l’alterità e perché andiamo ancora a cercarla? E soprattutto, come fa il reporter a raccontare l’Altro senza cadere negli stereotipi o nell’effetto folcloristico a tutti i costi? Rom, ospiti sgraditi: ore 10 di sabato 16, sala Lippi (sede Unicredit, corso Vannucci). Intervengono Luca Bravi, Università di Firenze; Maria Gabriella Capparelli del Tg Uno; don Giancarlo Perego, direttore dell’ufficio Pastorale Cei per rom e sinti; Santino Spinelli, ambasciatore Arte&Cultura; in collaborazione con l’Associazione giornalisti Scuola di Perugia. Hyperlocal: il territorio come editore, le notizie come bussola: ore 14.30 di sabato 16, Centro Alessi. Il mercato delle notizie, incalzato dai social network, cerca rifugio sul piano locale; l’informazione tenda a diventare sempre più un linguaggio della cittadinanza territoriale.

AUTORE: Enzo Ferrini