“Formazione” anche dopo la Cresima

Sessanta ragazzi si confermano per un cammino umano e cristiano

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“C’è un modo di dire tra noi preti, scherzando sui vescovi. Sembra che questi abbiano il potere di fare magie e di fare scomparire i ragazzi dopo la cresima”. Le parole di don Michele durante l’omelia della festività in onore della S. Vergine, suonano scherzose e piene di gioia. Questa volta infatti confermata è l’eccezione. Tantissimi i ragazzi, intorno a sessanta il numero, addirittura solo per il primo anno, che hanno confermato di fronte all’altare, durante la celebrazione da essi animata, l’intenzione di continuare la loro formazione umana e cristiana, nel cammino delle Nuove Leve. Tanti quelli che condotti “alla tappa della maturità” dai loro genitori, dai catechisti e dalla comunità tutta, consacrati dal sigillo dello Spirito, decidono di porre i talenti donati al servizio del prossimo, nell’esempio di Gesù. A Maria la preghiera di custodire il loro impegno, ai responsabili del settore: Federico Bacchi ed Ambra Rospo, Claudia Ciacci e Matteo Stangoni e i coniugi Tiziano e Serenella Ricci, il compito di seguirli. La Chiesa si riempie di giovani volti, che vogliono qui trovare risposte alle loro esigenze; ad essi come prima risposta si richiede di affrontare l’incontro con l’altro. Questo l’aspetto sottolineato da don Michele in base alle tre letture della liturgia. La domanda della Genesi rivolta da Dio “Uomo, dove sei?”, valutata alla luce attuale, immette il peccato in una nuova situazione. L’uomo si nasconde troppo spesso, giustificando la sua assenza con la scusa della mancanza di tempo. Ma se il senso di vuoto denuncia l’inganno e i ragazzi accorrono, si rivela la pregnanza della promessa del Signore, ed è Maria, la donna che pone inimicizia tra il peccato e l’uomo. In essa la semplicità di ogni esistenza è capace di compiere cose grandi, entrando nella azione sconvolgente del progetto di Dio. In questo don Michele ribadisce l’importanza di impadronirsi delle proprie azioni, assecondando le intenzioni divine, e sull’insegnamento dell’apostolo Paolo, i cui scritti i ragazzi approfondiranno durante quest’anno, comunicarle a tutti attraverso il sorriso. Un ammonimento particolare il celebrante lo ha rivolto a tutti i collaboratori pastorali, affinché con il loro operato siano d’esempio e non di ostacolo a questi giovani. “Il Cristianesimo è sacrificio e martirio, ma la meta, la Resurrezione, è vita autentica”. Contro i falsi insegnamenti, contro le finte e facili necessità, i ragazzi hanno testimoniato la loro fede attraverso l’animazione simbolica del Credo, consegnando all’altare una corda, un aquilone, un mappamondo e uno zaino. La corda come strumento che tiene uniti e al riparo dai pericoli in una difficile scalata; l’aquilone come modello di libertà, ad esso siamo legati dal filo della fede; il mappamondo, emblema delle genti e della creazione, affidateci per essere preservate e migliorate; infine lo zaino, segno del cammino da compiere sopportando i pesi gli uni degli altri. Anche loro, i protagonisti, sono entusiasti quando dicono, come Emanuele per esempio, che le Nuove Leve: ” Sono la risposta più immediata per continuare a conoscere Gesù”, o come Chiara “un modo per non perdere quello che io e i miei amici abbiamo costruito insieme in questi anni” e ancora come Laura “la possibilità di valorizzarci come persone vere”. L’invito è sempre aperto a tutti e in qualsiasi momento.

AUTORE: S.M.