Genitori a bordo campo

Tempo di lettura: 242 secondi

Una partita di calcio tra bambini con genitori-steward per bloccare le risse tra genitori
Una partita di calcio tra bambini con genitori-steward per bloccare le risse tra genitori

Le domeniche calcistiche, non sempre, sono segnate dalle prodezze dei giocatori ma, a volte, a fare notizia sono gli scontri tra tifosi (i cosiddetti ultras), che scagliano la loro rabbia contro i sostenitori della squadra avversaria o contro le forze dell’ordine. Fa ancora più scalpore quando gli atti di violenza vengono compiuti, nel corso di competizioni giovanili, dai genitori degli atleti che, dagli spalti, si rendono autori di incitamenti troppo calorosi, di diverbi con altri adulti, di insulti (anche razzisti) e, talvolta, di zuffe. Ciò accade non solo nel mondo del calcio, ma anche in altre discipline. Ad esempio, nel pisano, un gruppo di genitori – tifosi, nel corso di un incontro di minibasket, se l’è presa con l’arbitro, appena 12enne, costretto ad abbandonare il terreno di gioco in lacrime. Oppure, come è avvenuto nella provincia di Cremona, durante una partita di pallavolo femminile under 13, nella quale i genitori hanno dato vita ad una vera e propria rissa. Leggendo questi avvenimenti, il Csi Umbria ha deciso di promuovere un convegno dal titolo “Alleniamo i genitori a diventare ottimi tifosi”. L’incontro, che si terrà giovedì 29 ottobre a Perugia – Montemorcino, è nato da un’idea di Carlo Moretti, presidente Csi Umbria e di don Roberto Biagini, responsabile della Pastorale Tempo libero, turismo e sport della diocesi di Perugia. “Da tempo – spiega Carlo Moretti – stiamo notando che, a bordo campo, i genitori hanno degli atteggiamenti non corretti che, fortunatamente, non sono sfociati in episodi eclatanti tali da finire sui giornali, ma è un po’come la lava di un vulcano che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Nella nostra regione ci sono, infatti, tanti micro casi che, all’apparenza, possono sembrare superficiali e di poco conto, ma che hanno tutte le caratteristiche per peggiorare. Dobbiamo, pertanto, cercare di prevenire una loro degenerazione.

Questo incontro sarà il primo di una serie, attraverso il quale tenteremo di gettare le basi per il nostro lavoro. Non possiamo pensare di educare i bambini, senza tener conto dei genitori”. Si tenterà di far capire agli adulti quanto e come un loro atteggiamento negativo possa influire sui ragazzi. “I genitori – prosegue Moretti – dovrebbero comprendere che i loro comportamenti sugli spalti si riflettono e si ripercuotono sui giovani. Oltre ad impedire loro una crescita sana, li mettono in estremo imbarazzo. Dopo questi episodi, infatti, l’adolescente non pratica più volentieri lo sport, si blocca, ha una sorta di rifiuto e il rischio che abbandoni l’attività aumenta considerevolmente. Ho avuto parecchi riscontri di ragazzi che hanno perso la voglia di giocare, a causa di madri e padri troppo tifosi”.

L’argomento non è facile da affrontare poiché molto vasto e variegato. Infatti, nel mondo dello sport si possono incontrare vari esempi di genitori. “Classica tipologia – racconta Moretti – è quella ossessionata dai successi dei propri figli, che pretende diventino campioni a tutti i costi. Altri li seguono morbosamente, senza capire che così facendo il ragazzo non crescerà mai. Altri ancora riversano sui figli tutte le proprie frustrazioni sportive e sperano che il giovane riesca a raggiungere quei risultati che essi non hanno raggiunto in gioventù”. Tempo fa, una società di calcio appese all’ingresso del campo di gioco un cartello sul quale era scritto: “i genitori che ritengono di avere un figlio campione, sono pregati di portarlo altrove”. “Noi siamo aperti a tutti – commenta Moretti – ma in questo momento particolare, vogliamo fare attività rivolgendoci ai più piccoli. Le statistiche sono allarmanti: un minore su 5 lascia l’attività sportiva e si chiude in casa. Vorremmo partire proprio da questi, ma se i genitori non sono sulla nostra stessa linea di pensiero, il lavoro si complica”. Il convegno, patrocinato dal Coni Umbria, avrà due relatori esperti in materia, poiché a stretto contatto con il mondo dei giovani e, di conseguenza, con le loro famiglie: mons. Alessio Albertini (Consulente ecclesiastico del Csi nazionale) e mons. Paolo Giulietti (Vescovo ausiliare di Perugia).

 

Alcuni casi di cronaca

 

In Umbria l’episodio più eclatante di genitori violenti, risale al 31 maggio 2014, quando, allo stadio Libero Liberati di Terni, in occasione della finale nazionale di calcio del campionato Berretti (riservato ad atleti tra i 15 e i 20 anni), tra Ternana e Torino, l’incontro è stato sospeso per una rissa sugli spalti.

Altri casi assurti alle cronache nazionali.

Treviso: durante una partita di calcio della Categoria Esordienti (riservato a bambini di 11 e 12 anni), genitori rivolgono insulti razzisti nei confronti di un 12enne di colore.

Riccione: una gara di calcio tra 16enni degenera a causa dei genitori che danno vita ad una rissa. Necessario l’intervento dei Carabinieri.

Rovigo: in una gara di calcio, Categoria Allievi (under 16), due genitori di 44 e 47 anni hanno aggredito un altro adulto. I due uomini non potranno assistere ad eventi sportivi per 2 anni.

AUTORE: Michele Mencaroni