“Genocidio armeno”: Papa Francesco e le reazioni

ARMENI. Le reazioni della Turchia e dell’Occidente dopo le dichiarazioni di Papa Francesco circa il “genocidio”

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Una famiglia di deportati (foto non datata di Armin Wegner)
Una famiglia di deportati (foto non datata di Armin Wegner)

Rischia di ripetersi per Papa Francesco il “destino” che fu di san Giovanni Paolo II: “Tutti lo ammirano e nessuno lo ascolta”. La sua affermazione sugli armeni il 12 aprile, domenica della Divina Misericordia, ha suscitato un vespaio internazionale, anche se Bergoglio ha usato una formula piuttosto cauta, e neppure per la prima volta da parte di un Pontefice. Tra le tragedie del XX secolo – ha ricordato – quella armena “generalmente viene considerata come ‘il primo genocidio del XX secolo’ (Giovanni Paolo II e Karekin II, Dichiarazione comune, Etchmiadzin, 27 settembre 2001)”. I fatti a cui si riferiva, in una messa celebrata in San Pietro con i cristiani di rito armeno, presenti anche le autorità politiche, risalgono al 1915-23. I “Giovani turchi”, al potere dal 1908, posero in atto l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area fin dal VII secolo a.C. Secondo le stime degli storici, furono deportate e massacrate un milione e mezzo di persone. Gli altri genocidi del Novecento, oltre alla Shoà, comprendono la Cambogia (1975-78), la Bosnia (1990-99), il Ruanda (1994). Secondo il Governo di Ankara, le vittime armene sarebbero state 300 mila, e non si sarebbe trattato di un “genocidio” ma di fatti di guerra nel complesso scacchiere del primo conflitto mondiale. Vari Parlamenti – non Governi – incluso quello italiano, hanno adottato la definizione ufficiale di “genocidio armeno”. Ma in un momento in cui la Turchia “torna utile” per la guerra contro il gruppo terrorista “Stato islamico” (Isis), si preferisce tenere un profilo basso. D’altro canto, le ambiguità della Turchia nei confronti del suo recente passato sono tra i motivi che ne hanno impedito – o procrastinato – l’ingresso nell’Ue, un’eventualità che anni fa era discussa come possibile. “La durezza dei toni turchi non mi pare giustificata anche tenendo conto del fatto che 15 anni fa Giovanni Paolo II si era espresso in modo analogo” a Papa Bergoglio ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a margine di una conferenza Ue-Mediterraneo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che aveva stretto la mano a Francesco non troppo tempo fa, nel novembre scorso, si è inalberato. Partito da posizioni più laiciste, Erdogan si sta progressivamente spostando verso il rigorismo islamico (anche se ancora ben lontano dall’estremismo), tanto che a livello sociale stanno ricomparendo dibattiti “se sia lecito vestirsi così o cosà”, come la moderna Turchia non era più abituata a fare. E soprattutto, il Presidente preme spesso il pedale sul nazionalismo e sulle “aggressioni politiche” che il Paese è costretto a subire continuamente, anche da parte dell’Ue. La spinosità e i pericoli della congiuntura internazionale – vedi Isis, soprattutto – rendono comprensibile il nervosismo di Ankara, ma sarebbe grottesco che Papa Francesco ne diventasse un capro espiatorio, per una volta che non ha regalato al pubblico qualche battutina a effetto ma ha parlato fuori dai denti. “Condanno questo errore, e avverto il Papa di non ripeterlo – ha dichiarato Erdogan. – Quando dirigenti politici o religiosi assumono il compito degli storici, ne deriva un delirio, non fatti”. Dopo la sua visita in Turchia, “pensavo che fosse un politico diverso”, ma le sue parole “dimostrano una mentalità diversa da quella di un leader religioso”. Il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, ha addirittura accusato Francesco di aver “aderito alla cospirazione” di un “fronte del male”. Ban Ki Moon, segretario generale dell’Onu, tramite un portavoce ha ribadito che il massacro degli armeni fu “un crimine atroce”, ma scansando il termine “genocidio”. Da Washington, il presidente Obama e altri alti esponenti dell’Amministrazione hanno più volte riconosciuto come “un fatto storico che 1,5 milioni di armeni furono massacrati negli ultimi giorni dell’Impero ottomano; e che un pieno, franco e giusto riconoscimento dei fatti è nell’interesse di tutti”. Manca però anche qui la parola “genocidio”. Più chiaro il Parlamento di Strasburgo, il quale ha chiesto alla Turchia di “continuare i suoi sforzi per il riconoscimento del genocidio armeno” e l’apertura degli archivi per “accettare il passato”. Il Parlamento Ue ha quindi approvato una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni, rende omaggio alle vittime, propone l’istituzione di una Giornata europea del ricordo, e deplora ogni tentativo di negazionismo.

 

Queste le parole del Papa

“Cari fratelli e sorelle armeni – ha detto Francesco il 12 aprile -, in diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione… Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva… La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come ‘il primo genocidio del XX secolo’ (Giovanni Paolo II e Karekin II, Dichiarazione comune, Etchmiadzin, 27 settembre 2001). Essa ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana… Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani, e perfino bambini e malati indifesi”.

 

AUTORE: Dario Rivarossa