Giornata delle vocazioni. Incontro a Perugia con il vescovo di Gubbio mons. Paolucci Bedini

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“E tu, cosa vuoi? Vuoi penetrare nella vita e vivere responsabilmente, per non sprecarla?”. Parole forti, quelle che il vescovo di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, ha rivolto sabato scorso ai giovani – e meno giovani – che riempivano le panche della chiesa del Gesù a Perugia. La sua catechesi, evento con cui si è aperta la celebrazione nazionale della 55a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, si incentrava sul passo biblico da cui era tratto il titolo alla Giornata stessa, “Dammi un cuore che ascolta”.

“Questa frase – ha spiegato mons. Paolucci – è un’invocazione innalzata a Dio da Salomone quando apprende la notizia della morte del padre, il grande re Davide, e capisce di essere chiamato a diventare il nuovo re di Israele. Salomone è un giovane, sta crescendo, sogna grandi cose, e come tutti di fronte a una grande responsabilità, teme di fallire. In questo è molto simile a noi. Ma questo ragazzo conosce già alcune cose: sa che c’è Dio, e che la vita e il popolo che è chiamato a governare appartengono a Lui. E allora fa quello che sanno fare solo i grandi uomini: prega”.

Punta dritto alla meta il Vescovo di Gubbio, le sue parole sono come frecce scagliate verso l’uditorio per provocare una rea-zione esistenziale. “La vita non aspetta… Nella vita non si entra da vecchi, ma da giovani, quando ancora nello zaino non c’è tutto quello che serve, ma c’è il grande desiderio di andare avanti, di correre!”. Il racconto del passo biblico prosegue. Dio fa una proposta a Salomone: “Chiedimi cosa vuoi che io ti conceda”, e lui risponde: “Da’ al tuo servo un cuore docile” (1Re 3, 5.9). “Nella Bibbia il cuore – spiega mons. Paolucci Bedini – dice l’interezza della persona: libertà, responsabilità, pensieri, intenzioni. Ciò che è essenziale, ciò che occorre per entrare nella vita, si ascolta con il cuore. Un concetto molto simile a quello espresso da Saint-Exupéry nel Piccolo Principe, ma riferito al senso della vista: “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi’”.

Il cuore dunque deve imparare ad ascoltare, e in particolare tre sono le voci su cui deve sintonizzarsi. Anzitutto la propria, il che – fuor di metafora – significa conoscere le proprie emozioni, pensieri, intenzioni profonde, prendere contatto con le proprie ferite e paure. Cosa possibile solo se si è scoperto che Dio per primo ci ascolta. La seconda voce è proprio quella del Padre, il quale manifesta continuamente il suo amore per noi. La terza sono gli altri, e tra loro i piccoli e i poveri, chi ci vive accanto, e gli accompagnatori, le madri e i padri spirituali che ci aiutano nel discernimento.

Il Vescovo chiude con l’ultima provocazione: “Ascoltare fa rima con obbedire. Perché, se ascolto davvero queste tre voci, alla fine mi ritrovo davanti alla verità di me, scopro qual è la strada migliore per me. A quel punto devo obbedire alla mia vita, perché non vedo strada migliore”.

 

AUTORE: Federico Casini

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