Giornata per i diritti dei migranti. Il punto sull’accoglienza ad opera delle Caritas dell’Umbria

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Tanti tagli, troppi, sia sul piano economico che su quello dei servizi. Sono i tagli previsti dai bandi di gara di quest’anno emanati dalle prefetture per la gestione dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), ovvero centri dove vengono accolti richiedenti asilo sino alla definizione dello status. Prima nei bandi erano previsti fondi anche per attività d’integrazione come l’assistenza sanitaria e legale e l’insegnamento della lingua italiana. Oggi non più.

Le Caritas delle diocesi umbre che da diversi anni sono in prima linea sul fronte dell’accoglienza agli immigrati e partecipano ai bandi, sono state messe a dura prova e molte, all’uscita del bando nella primavera scorsa, hanno pensato di non portare avanti i progetti di accoglienza. A metà novembre è partita la nuova convenzione con le prefetture e infatti non tutte le Caritas vi hanno partecipato.

Caritas Terni

“Non abbiamo partecipato al bando di quest’anno viste le condizioni. Abbiamo fatto ricorso al Tar, ma ancora non sappiamo l’esito” spiega Francesco Venturini, presidente dell’associazione di volontariato San Martino, ente gestore dei servizi Caritas di Terni. “Con 18 euro a persona al giorno, invece dei 30 degli anni passati, non si può fare un’accoglienza dignitosa.

Dobbiamo pagare l’affitto, le utenze, il cibo, le visite mediche non coperte e lo stipendio degli operatori. Così non è possibile” ha aggiunto Venturini. Il Cas dell’associazione San Martino è stato prorogato fino al 31 dicembre, dopo di che non si sa che fine faranno le circa 150 persone accolte, sparse in un centinaio di piccole strutture distribuite fra Terni, Narni e Amelia.

Hanno invece partecipato anche quest’anno al bando le Caritas di Foligno, Città di Castello e Perugia, non senza difficoltà.

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Caritas Foligno

“Abbiamo accettato la sfida, a prescindere dai pochi fondi stanziati” racconta Elisabetta Tricarico, responsabile del progetto accoglienza dell’associazione “L’arca del Mediterraneo”, braccio operativo di Caritas Foligno.

“Abbiamo iniziato da pochi giorni con queste nuove modalità – continua -, ma stiamo cercando di garantire gli stessi servizi di prima per quanto riguarda l’assistenza legale, sanitaria e l’insegnamento della lingua italiana, coinvolgendo dei volontari”.

Il Cas gestito da “L’arca del Mediterraneo” ha una disponibilità di 58 posti. Al momento le persone accolte sono 46, ma sono in arrivo altri gruppi. Il Cas si sviluppa su più strutture: “Abbiamo delle case appartamento tutte nei pressi del centro Caritas, ognuna delle quali accoglie un massimo di 6 persone” spiega Tricarico.

Caritas Città di Castello

A Città di Castello invece la Caritas opera tramite l’associazione Ave (Associazione di volontariato ecclesiale) che gestisce un Cas da 21 posti, distribuiti su 4 diversi immobili: la sede Caritas di Città di Castello, la casa di San Martino di Castelvecchio, la casa di San Giustino e le cascine nella frazione di Selci di San Giustino.

“Quest’anno la convenzione con la prefettura però prevede un quinto d’obbligo, ovvero la Prefettura si riserva di aumentare fino ad un quinto dei posti che sono stati assegnati, quindi potremmo arrivare a 25 se c’è la necessità” spiega Vincenzo Donnini, direttore del progetto accoglienza dell’Ave.

“Dal nuovo bando si evince un modello d’accoglienza pensato per grandi strutture, con tante persone dentro cui viene garantito giusto il minimo indispensabile, vitto e alloggio” commenta Donnini.

“Noi come Caritas cercheremo ugualmente di fornire gli altri servizi d’integrazione. Rispetto ad altri però abbiamo un grosso vantaggio: non paghiamo l’affitto per gli immobili perché ci sono stati dati in comodato gratuito. Poi ci affidiamo molto all’attività di volontariato. Abbiamo assunto il minimo delle persone: un mediatore culturale, una cuoca, una donna per le pulizie. Tutte figure part-time”.

Caritas Perugia

Anche a Perugia, dove il Cas accoglie quest’anno 99 persone, si sono affidati al volontariato e ad altre collaborazioni per continuare un’accoglienza che sia volta anche all’integrazione. “Per quanto riguarda le spese mediche stiamo cercando di avviare collaborazioni attraverso la Caritas.

Stiamo inoltre proponendo attività ludico- sportive per il tempo libero sempre grazie all’aiuto dei volontari” racconta Jacopo Marcacci, responsabile del progetto accoglienza di Caritas Perugia, gestito dalla cooperativa Unitatis redintegratio in associazione temporanea di scopo con la Diocesi.

“Organizziamo anche progetti di avviamento al lavoro. Attualmente è in corso un progetto di autoimprenditoria per 4-5 persone dove vengono fornite informazioni utili ad avviare una piccola impresa, poi abbiamo vari progetti nel campo dell’agricoltura in collaborazione con le Acli e con Tamat”.

Valentina Russo

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