Il coraggio di dire ai giovani: “Che c’entri tu con Rogoredo?”

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di Daris Giancarlini

“L’eroina ti annulla subito il dolore, uccide il disagio, cancella il mondo reale”: a parlare è una giovane che è entrata ad appena 15 anni nel bosco di Rogoredo, una sorta di ‘zoo di Berlino’ dello spaccio e del consumo di droga a cielo aperto nell’immediata periferia milanese.

La ragazza, ora maggiorenne, si sta tirando fuori da quell’inferno di solitudine e degrado umano. Lo fa con un percorso guidato da un operatore sociale, che le ha fatto scattare un meccanismo di auto-recupero con una frase, bruciante: “Cosa c’entri tu con Rogoredo?”. Una domanda semplice, che probabilmente è andata a scavare in una riserva di dignità ancora non intaccata da veleni chimici considerati la via breve per un finto paradiso.

Ora la giovane ha anche il coraggio e la voglia di raccontare il suo percorso: “Ho visto – dice al Corriere della Sera – i miei coetanei strafatti deboli, sotto il controllo di altro, annientati e schiacciati. E ho visto ragazzine della mia età prostituirsi con adulti in giacca e cravatta, pur di raggranellare i soldi per farsi una dose”.

Da lei anche una sottolineatura decisiva: “A casa non parlavo, i miei non hanno mai saputo niente”. Questa, forse, la cosa più terribile e devastante, per chi è genitore. Mestiere bellissimo, ma molto faticoso, se si fa tenendo gli occhi sempre ben aperti.

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