Gli apostoli e i loro successori

di don Saulo Scarabattoli

Dei Verbum, 7/b: missionari del Vangelo. “Gli apostoli, affinché l’Evangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i Vescovi, ad essi affidando il loro proprio posto di maestri. Questa sacra Tradizione dunque e la Scrittura sacra dell’uno e dell’altro Testamento, sono come uno specchio, nel quale la Chiesa, pellegrina in terra, contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’Egli è.”

Come uno specchio

“Sono come uno specchio”. San Paolo parla di un “antico specchio”: “Ora la nostra visione è confusa, come in un antico specchio” (1Cor 13), forse era solo un pezzo di metallo lucidato. Come potremmo pretendere di sapere tutto di Dio infinito, solo leggendo la Bibbia – che pure è preziosissima! Come potremo decifrare precisi i lineamenti del suo Volto?

Come una luce

Sono come una luce: “La tua parola, Signore, è luce ai miei passi”. La parola, però, è affidata a un suono passeggero… una voce. Già sant’Agostino affermava che la voce passa, la Parola resta (il Battista, e poi Gesù). La Scrittura poi ne raccoglie appena un’eco, non può essere una pietra fredda e immobile, una specie di lava solidificava dopo una eruzione. La luce è sempre la stessa, ma può illuminare tanti cammini differenti, tanti quanti sono gli uomini che camminano.

Come acqua

Sono come acqua: “Come la pioggia o la neve…”. L’acqua è sempre la stessa, ma fa germogliare fiori diversi.

Le diversità dei cammini dopo il Concilio

Ecco allora le diversità dei cammini anche nella Chiesa. La Chiesa di prima del Concilio Vaticano II è profondamente diversa da quella che è fiorita dopo.

Anche riguardo alla Bibbia, sappiamo tutti che prima il libro era come sigillato, e la chiave la tenevano gelosamente solo i “capi” – una specie di tesoro prezioso, ma racchiuso in una cassaforte (così dice Papa Francesco). Proprio con questo documento che stiamo leggendo, la cassaforte è stata aperta, e il tesoro è a disposizione di tutti.

E soprattutto, se il Signore fa sorgere il suo sole sui giusti e sugli ingiusti, quanto più farà festa quando questo suo Sole illuminerà i diversi cuori degli uomini, quelli che sinceramente cercano Dio, e la giustizia, anche per strade diverse: le vie delle genti, e quelle delle religioni non cristiane. E perfino le vie misteriose della coscienza di ognuno (la coscienza, il “maestro universale”).

Ecco allora le esperienze ecumeniche, per esempio la comunità di Taizé, o quella di Bose fondata da Enzo Bianchi (in questo momento doloroso, e anche “misterioso”), ma anche consonanze tra religioni diverse.

Donne diverse leggono la Fratelli tutti: vengono dall’islam, da buddhismo, dall’induismo, dall’ ebraismo, dalla Riforma, dal cattolicesimo: un arcobaleno! Il Papa ad Abu Dhabi, e in Iraq, in dialogo con i musulmani. Mi è capitato di leggere, su Rocca, un articolo che racconta qualcosa delle esperienze di “sorella Maria” di Campello. Forse qualcuno ne ha sentito parlare. Una rete di relazioni in nome di Dio, con tante esperienze diverse, preti una volta ai margini (don Ernesto Buonaiuti, don Primo Mazzolari, don Giovanni Vannucci), e perfino con Gandhi.

Scrive: “Dobbiamo aderire alla fede di tutti. Non siamo noi soli in possesso della verità; attraverso i libri sacri dei vari popoli, può venircene un raggio”.

Un Dio che parla tutte le lingue degli uomini.

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