Grande partecipazione di fedeli alle liturgie del 2 novembre

Cascia ricorda i defunti con preghiere "mattutine"

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Il 2 novembre: anche a Cascia il ricordo dei fratelli defunti. Ma come è vista “tradizionalmente” questa giornata? La commemorazione dei defunti viene celebrata da molte culture e specialmente fra le comunità cristiane, presso le quali trae la sua origine dal ricordo della morte di Cristo, che la vinse con l’evento straordinario della risurrezione. I riti cattolici da sempre prevedono una giornata particolare fissata il giorno dopo la festa di Ognissanti: all’esaltazione della chiesa trionfante, per i fedeli segue l’impegno di lucrare suffragi per le anime dei defunti che attendono la purificazione. Sull’esempio delle collettività degli ordini religiosi che scandivano la giornata con ritmici appuntamenti con la preghiera che iniziavano la mattina presto, “il mattutino”, nelle diverse comunità parrocchiali, anche per organizzare la giornata in armonia con le attività lavorative quotidiane, si sono fissate le celebrazioni in orario antelucano.

Anche nella cittadina di santa Rita, Cascia, il tradizionale appuntamento, con il quale si convocano i fedeli per le celebrazioni in suffragio dei defunti, viene fissato alle ore sei del mattino presso la chiesetta annessa al cimitero. Una tradizione che ha origini antiche ed è molto sentita da tutta la popolazione. Alla celebrazione, cui segue un rito di omaggio a tutti i defunti presso la croce situata nella parte centrale del cimitero, ha partecipato anche quest’anno la banda musicale di Cascia insieme a tantissima gente che la piccola chiesa non è in grado di contenere. L’arciprete di Cascia, mons. Elio Zocchi, parroco di Cascia da quasi mezzo secolo, ricorda anche che un suo predecessore convocava i fedeli addirittura alle quattro del mattino. L’atmosfera è senza dubbio suggestiva: sul finir della notte, in modo composto, la gente si avvia al cimitero per ricordare i propri cari con una cerimonia di collettiva partecipazione.

Un evento culturale, quindi, prima ancora che una semplice commemorazione dei fratelli defunti, che vede Cascia investita di modelli tradizionali anche in questo particolare momento del 2 novembre. Spoleto ricorda l’importanza della “memoria”Spoleto ha ricordato nel giorno di martedì 2 novembre i fratelli defunti, come ogni anno con due celebrazioni particolari. Al mattino, la Commemorazione dei caduti, alla presenza delle autorità, il tutto organizzato dell’Amministrazione comunale. Nel primo pomeriggio, poi, la santa messa, cui hanno preso parte i sacerdoti della città e gli spoletini di ogni parte. Dove? Nella basilica del Ss.mo Salvatore, la chiesa adiacente il cimitero di Spoleto, alla presenza dell’arcivescovo mons. Riccardo Fontana, che ha presenziato in entrambe le funzioni. Alla messa del pomeriggio, animata nei canti dal coro di santa Rita, l’Arcivescovo ha richiamato l’attenzione del popolo presente sull’importanza della “semplice” onoranza dei fratelli defunti: non importa costruirci sopra tante storie se poi, nella sostanza, ci dimentichiamo del ricordo dei cari. Ha tristemente ammesso come le famiglie di oggi non insegnino il rispetto e l’importanza del ricordo dei defunti ai figli, perché hanno paura di spaventarli mentre trovino normale banalizzare la notte di Ognissanti con la festa della notte “degli spiriti” (Halloween, 31 ottobre). “Questa è la giornata della Memoria”, ha detto mons.Fontana, marcandone l’importanza.

Non poteva mancare di ricordare la “carità”, il gesto concreto in cui si esprime la Chiesa, “e ce n’è per tutti!” Molti hanno contestato, se così si può dire, gli aiuti verso altri orizzonti quando c’è povertà anche all’interno della nostra società: ma chi ha detto che l’uno escluda l’altro? Si può fare la carità per tutti. Ma il problema di fondo è un altro: siamo pronti a ‘darci’ incondizionatamente? Cioè a compiere questi piccoli gesti concreti? Mons. Fontana ha così invitato a “scrollarsi” di dosso quel vestito di bravi discepoli definendo la società attuale “verniciata di cristianesimo ma pagana dentro”, in cui l’egoismo domina. Ripartire dalla semplicità di Cristo è dunque la strada: Colui che ha sempre liberato il popolo “schiavo”. Perché “la Sua passione è la nostra pace, le Sue sofferenze sono la nostra speranza”.

AUTORE: M. Laura Di Lodovico - Eleonora Rizzi