Grest 2019 a Passignano-Tuoro. Alessandro, volontario

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Attualmente vivo a Passignano sul Trasimeno dopo aver trascorso diversi anni in Romania per lavoro, tornato nel mio paese sono corso subio dai miei punti di riferimento, un po’ come facevo anche quando era all’estero, cercavo i  campanili della chiesa.

Lui e’ il mio punto di riferimento. Mi sono reso disponibile per attività dell’oratorio Tiberiade, realta’ della parrocchia del luogo, Passignano sul Trasimeno – Tuoro.

Parlando con il sacerdote responsabile, ho messo a disposizione casa mia, una casa spaziosa e piena di strumenti, come la piscina. Ed il parroco ha risposto con entusiasmo: “OK! Veniamo con il Grest!”. Ed io: “Il Grest? E cosa è?”. E lui risponde: “Il gruppo estivo giovani, con ragazzi compresi dall’eta’ di 13 anni sino ai 16 anni”.

Dentro di me ho immaginato: “Cosa sarà mai?….Va beh! È cosa buona, sono le attività del capo!” Perché la verità è che mi sento in dovere di fare qualcosa per il mio paesello, dato che sono stato poco presente e l’unica forma che mi riesce bene come cristiano è condividere e servire il prossimo! 

Poi non sono un gran chirichetto, mi sforzo tutti i giorni, non mi viene automatico, sono ancora presuntuoso e testardo , sono rimasto “disobbediente” (diciamo), ma quello che importa è Gesù e più mi concentro su di lui e più esco da me stesso.

Poi vengono i benefici: quando condividi ti senti unito alle persone, non ti senti più solo e tutto diventa possibile. Impari a non aver più paura e strada facendo il livello aumenta, sembra che Gesù ti dia maggiori talenti e responsabilità.

È un po’ come un’avventura, sai che se la vivi sarà fantastica mentre se non la segui rimarrà un’opportunità persa, una delusione che colpisce l’auto stima e blocca la crescita. Il cristiano cresce in comunità, in comunione. Al contrario rimane solo un’emozione, che sparisce in fretta.

alessandro
I ragazzi buttano in acqua il prete vestito

È un po’ come fare una vacanza, farla da soli quasi ne perde il senso, di fatto molti sentono poi il bisogno di condividere emozioni con foto e social network, ma la verità, purtroppo è, che non è reale senza relazioni e non rimane nulla di vero. Questa è la ragione della mia iniziativa!

Al Grest ho visto bambini che imparano a relazionarsi, a crescere insieme, a condividere gioie e dolori, ad organizzarsi, a responsabilizzarsi, a passare un momento insieme, a fare gruppo. Sì perché poi come in tutte le realtà, si creano gruppetti, di età diverse, simili o opposti. E nelle diversità ci si scontra con il proprio io interiore. Nasce una difficoltà da superare (forse) ed insieme sarà anche bello farlo!

Come a scuola, all’università, al lavoro, in famiglia, nella società, nella vita insomma! È un modo sano e perfetto per affrontare le proprie sfide. Crescere insieme diventa un’ottima formazione. Ed è più facile e costruttivo che farlo da soli. Rimanere soli è il pericolo più grande.

Poi dietro ci sono animi come i sacerdoti ed i giovani educatori, che lo fanno con il cuore, con vocazione, non sono mercenari, amano queste cose e quindi diventano vere e rimangono nel cuore.

Quando sono stato avvicinato all’oratorio su mia proposta, dal momento che ho intuito che c’era una realtà simile non ci ho pensato due volte nel dire “venite, venite a casa mia”. Non sapevo nemmeno cosa fosse il Grest! Ed ora so che è tipo una colonia, di quelle che esistevano tanti anni fa!

È perfetto, perché non solo i ragazzi ne prendono vantaggio, ma anche i genitori, che, al termine dell’anno scolastico, hanno persone che si occupano dei loro figli. A Gesù piacerebbe e questo sarebbe il posto perfetto per i bambini.

Non ho pensato alle difficoltà di accogliere 32 bambini più 5 adulti, era cosa buona e credo che le cose belle prima si fanno e poi si pensano. Quando condividi apri tutte le porte della vita, senti che da te passano solo cose belle, ricevi tutto e devi dare tutto, come se fossi un canale dove passa l’acqua, se lo fermi sarebbe un disastro.

Quindi i ragazzi sono venuti, erano organizzati, hanno fatto il bagno in piscina, hanno fatto esercizi musicali, non so se era zumba, boh! Hanno pranzato, pregato, letto, ascoltato musica, fatto giochi, foto, scherzi  e tanto altro, anche lanciato il sacerdote vestito in piscina. 

Se qualcuno ci chiedesse “perché essere cristiani?”, noi risponderemmo: “Perché non esserlo? Siamo felici, sereni e uniti, è super, è fico!”

Infine, le porte di casa mia sono rimaste aperte e ne sono venuti altri di gruppi, movimenti…ma questa e’ un’altra storia. Diciamo che è un inizio.

Alessandro O.

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