Gubbio si ferma per ricordare i suoi quaranta martiri

Furono trucidati dalle truppe naziste il 22 giugno 1944

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Ancora una volta, come avviene puntualmente da cinquantotto anni, Gubbio si ferma per piangere, meditare, riflettere sulla tragedia consumatasi in quel drammatico 22 giugno 1944: nelle prime ore quaranta cittadini innocenti furono fucilati per rappresaglia dalle truppe tedesche. Quaranta persone giovani e meno giovani, padri di famiglia, fratelli, due donne (madre e figlia) pagarono con il loro sacrificio un tributo di sangue alla barbarie dell’odio e della guerra.

Quaranta persone: era stata la risposta spietata a quanto accaduto due giorni prima nel Bar centrale di corso Garibaldi (i locali ospitano attualmente il negozio di abbigliamento “La Caterina”) nel corso di un attentato. Allora un ufficiale medico tedesco era rimasto ucciso ed un secondo – che era riuscito poi a dare l’allarme – gravemente ferito. Era comunque riuscito ad avvisare il comando (installato presso l’Hotel San Marco), che aveva dato immediato inizio ad un rastrellamento spietato. Invano il vescovo del tempo, il compianto mons. Beniamino Ubaldi, provò ad invocare clemenza al punto da offrire la propria vita in cambio di quella degli ostaggi, nel frattempo ammassati presso l’edificio scolastico di via Perugina.

Pagine drammatiche, ma ricche di grandissima umanità e solidarietà ricostruite a suo tempo da mons. Pietro Bottaccioli nel libro Mons. Beniamino Ubaldi: un vescovo tra due età. “Ma io le dico” è uno dei brani del colloquio tra mons. Ubaldi ed il comandante tedesco “le assicuro che sono tutti innocenti. Sono giovani, padri di famiglie buone, senza alcuna colpa. Li lasci liberi signor Capitano, e prenda me come ostaggio. Sono qui per questo”‘. Offerta naturalmente rifiutata, “Il capitano non può arrestarla” era stata la replica “Se vuole che gli ostaggi siano liberati, deve andare sui monti e obbligare i partigiani colpevoli a presentarsi. Presto, perché domani potrebbe essere troppo tardi”.

Una minaccia che nascondeva già la decisione adottata sulla scia delle barbariche leggi di guerra. Una vicenda della quale ancora si discute; riemersa anche di recente con il ritrovamento di fascicoli ancora “aperti” ritrovati presso Palazzo Cesi a Roma. Nell’attesa che si concluda anche il lavoro della commissione a suo tempo insediata dall’Amministrazione comunale, Gubbio continua a fermarsi, a ricordare, ad ammonire. Come ogni ventidue giugno presso il Mausoleo che raccoglie i resti mortali e la memoria dei Quaranta Martiri saranno celebrate messe, compresa quella della commemorazione ufficiale.

AUTORE: G.B.