Il fasci(n)o intellettuale

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La “Domenica del Buon Pastore” ha riproposto l’abbandono fiducioso in Cristo come pregiudiziale dell’esperienza cristiana. Abbandono fatto di tenerezza, ma non esclusivamente di tenerezza. Tutta la tenerezza di cui abbiamo bisogno per attraversare le contraddizioni della vita. La tenerezza. Non anche il tenerume appiccicoso che incrosta a volte certa devozione. Il mio ebdomadario Fernando Armellini, il libro che vedi, è lì sopra, pronto a spiegarmi il Vangelo di domenica prossima (“Ascoltarti è una festa”, ed. Messaggero), mi avverte: guarda che il buon pastore di Gv X è solo un lontano parente del pastore buonissimo di Lc XV, che si danna l’anima dietro la pecorella smarrita, la trova, e va pazziando come un napoletano quando arrivò Maradona. Statti accorto!

Il Gesù di Giovanni è un duro, che si batte contro i banditi e gli animali feroci alla maniera di quel fulvo giovinetto di nome Davide, forte, scattante, che quando un leone o un orso gli rubavano una pecora, li inseguiva, li matava, strappava la preda dalla loro bocca (I Sam 17,34-35): e poi, magari scaccolandosi il naso, ad onta del “pensiero” (?!) di Adriano Celentano, li scuoiava e ne faceva pellicia per proteggersi dai rigori invernali delle montagne di Giudea.

In Gv X Gesù è buon pastore perché lotta come un leone per la vita del gregge che ama (10,11). A David e a questo tipo di Buon Pastore pensavo mentre andavo piluccando le “49 pagine diconsi 49” che su Micromega 3/2007 Paolo Flores d’Arcais ha interamente dedicato (parole sue, modestia molto a parte!) a demolire, in modo analitico e dettagliatissimo, le pretese di Papa Ratzinger secondo cui il Cristo dei dogmi di Nicea e Calcedonia altro non è che l’esplicitazione del Gesù storico ‘in senso vero e proprio’. Parole sue. Su se stesso. Chi si loda… Però, pensandoci bene, veh! che razza di presunzione in questi Papi che alle spalle hanno solo i volumi che gremiscono gli scaffali dell’Istituto Biblico di via della Pilotta, a quattro passi da piazza Venezia. Solo milioni di libri stipati in migliaia di scaffali, frutto dell’impegno di studio di tanti fratelli nostri studiosi, noti quasi solo al Signore che li ha inviati a sostenere la sua Chiesa.

Appellandosi alla loro immane fatica, a nome di tutti noi cattolici, i Papi motivano le loro autorevoli scelte teologiche e pastorali. Le “49 pagine 49” di Flores d’Arcais sono tutte in discesa. Scendono da via della Pilotta (quattro passi!) a piazza Venezia, fin sotto il balcone dal quale Benito presunse di affogare nella retorica la nostra intelligenza, formalmente ossequioso, sostanzialmente irridente nei confronti delle scelte pastorali di una Chiesa che, con tutti i suoi difetti, vive della tensione ad mantenersi fedele al suo Signore? Esiste un fascismo intellettuale che nemmeno un nuovo Davide, più fulvo dell’antico, più scattante, più scuoiante, potrebbe battere.

AUTORE: Angelo M. Fanucci