Il “realismo” di Dio

Catechesi sul Credo. Riprendono le riflessioni deal Papa sulla fede nell’Anno a essa dedicato

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Pinturicchio, “Annunciazione”, Spello

All’udienza generale del 9 gennaio in aula Paolo VI in Vaticano (testo integrale su www.vatican.va), Benedetto XVI si è ancora soffermato sul grande mistero di Dio “che è sceso dal suo Cielo per entrare nella nostra carne. In Gesù, Dio si è incarnato, è diventato uomo come noi, e così ci ha aperto la strada verso il suo Cielo, verso la comunione piena con Lui. In questi giorni [natalizi], nelle nostre chiese è risuonato più volte il termine ‘Incarnazione’… Ma che cosa significa?”.

Riprendendo quindi il versetto di Giovanni: “Il Verbo si fece carne” (Gv 1,14), il Papa ha spiegato che la parola “carne” indica “l’uomo nella sua integralità, sotto l’aspetto della sua caducità e temporalità, della sua povertà e contingenza. Questo per dirci che la salvezza portata dal Dio fattosi carne in Gesù di Nazareth tocca l’uomo nella sua realtà concreta e in qualunque situazione si trovi. Dio ha assunto la condizione umana per sanarla da tutto ciò che la separa da Lui, per permetterci di chiamarlo, nel suo Figlio unigenito, con il nome di ’Abbà, Padre’ ed essere veramente figli di Dio”.

“Il Verbo si fece carne” – ha proseguito – “è una di quelle verità a cui ci siamo così abituati che quasi non ci colpisce più la grandezza dell’evento che essa esprime. Ed effettivamente in questo periodo natalizio, in cui tale espressione ritorna spesso nella liturgia, a volte si è più attenti agli aspetti esteriori, ai colori della festa, che al cuore della grande novità cristiana che celebriamo: qualcosa di assolutamente impensabile, che solo Dio poteva operare e in cui possiamo entrare solamente con la fede… Il Concilio ecumenico Vaticano II afferma: ‘Il Figlio di Dio ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato’ (Gaudium et spes, 22). È importante allora recuperare lo stupore di fronte al Mistero, lasciarci avvolgere dalla grandezza di questo evento”.

Benedetto XVI ha quindi aggiunto: “Il fatto dell’Incarnazione, di Dio che si fa uomo come noi, ci mostra l’inaudito realismo dell’amore divino. L’agire di Dio, infatti, non si limita alle parole, anzi potremmo dire che Egli non si accontenta di parlare, ma si immerge nella nostra storia e assume su di sé la fatica e il peso della vita umana… Questo modo di agire di Dio è un forte stimolo ad interrogarci sul realismo della nostra fede, che non deve essere limitata alla sfera del sentimento, delle emozioni, ma deve entrare nel concreto della nostra esistenza, deve toccare cioè la nostra vita di ogni giorno e orientarla anche in modo pratico… La fede ha un aspetto fondamentale che interessa non solo la mente e il cuore, ma tutta la nostra vita”.

La catechesi ha infine proposto un ultimo elemento di riflessione: “San Giovanni afferma che il Verbo, il Logos era fin dal principio presso Dio, e che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo e nulla di ciò che esiste è stato fatto senza di Lui (Gv 1,1-3). L’evangelista allude chiaramente al racconto della creazione che si trova nei primi capitoli del libro della Genesi, e lo rilegge alla luce di Cristo. Questo è un criterio fondamentale nella lettura cristiana della Bibbia: l’Antico e il Nuovo Testamento vanno sempre letti insieme, e a partire dal Nuovo si dischiude il senso più profondo anche dell’Antico. Quello stesso Verbo, che esiste da sempre presso Dio, che è Dio egli stesso e per mezzo del quale e in vista del quale tutto è stato creato (cfr Col 1,16-17), si è fatto uomo: il Dio eterno e infinito si è immerso nella finitezza umana, nella sua creatura, per ricondurre l’uomo e l’intera creazione a Lui. Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma: ‘La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima’ (n. 349)”.

“Con l’incarnazione del Figlio di Dio – ha concluso Benedetto XVI – avviene una nuova creazione, che dona la risposta completa alla domanda “chi è l’uomo?”. Solo in Gesù si manifesta compiutamente il progetto di Dio sull’essere umano: Egli è l’uomo definitivo secondo Dio”.

Il senso del dono

Le festività appena concluse hanno suggerito a Benedetto XVI qualche riflessione: “Nel santo Natale di solito si scambia qualche dono con le persone più vicine. Talvolta può essere un gesto fatto per convenzione, ma generalmente esprime affetto, è un segno di amore e di stima”. Ebbene, “in quella notte santa Dio, facendosi carne, ha voluto farsi dono per gli uomini, ha dato se stesso per noi; Dio ha assunto la nostra umanità per donarci la sua divinità. Questo è il grande dono… Il mistero dell’Incarnazione sta ad indicare che Dio non ha donato qualcosa, ma ha donato se stesso nel suo Figlio unigenito. E troviamo qui il modello del nostro donare, perché le nostre relazioni, specialmente quelle più importanti, siano guidate dalla gratuità e dall’amore”.