Il sacro legame tra noi

Catechesi del mercoledì. Due riflessioni del Papa sulla comunione nella Chiesa

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Jan van Eyck, “L’adorazione dell’Agnello mistico” (1558)
Jan van Eyck, “L’adorazione dell’Agnello mistico” (1558)

Papa Francesco ha dedicato le ultime due udienze generali del mercoledì – 30 ottobre e 6 novembre – al tema della comunione all’interno della Chiesa. Qui di seguito una rapida sintesi dei due interventi; i testi completi, come sempre, sul sito www.vatican.va.

Per quanto riguarda la comunione dei santi, di cui ha parlato il 30 ottobre, antevigilia di Ognissanti, “si tratta – ha detto – di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede; infatti, il termine ‘santi’ si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche ‘i santi’” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1Cor 6,1).

“La Chiesa – ha aggiunto -, nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito santo, che si prolunga in una comunione fraterna. Questa relazione tra Gesù e il Padre è la ‘matrice’ del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa matrice, in questa fornace ardente di amore, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.

Ma in più, ha sottolineato, “la comunione dei santi va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. Questa unione fra noi, va al di là e continua nell’altra vita; è una unione spirituale che nasce dal battesimo e non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a Cristo risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna. C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo – noi – e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità”.

Il 6 novembre Papa Bergoglio ha approfondito l’altro aspetto della stessa realtà, “la comunione ai beni spirituali, alle cose sante. Questi due aspetti sono strettamente collegati fra loro: infatti la comunione tra i cristiani cresce mediante la partecipazione ai beni spirituali. In particolare consideriamo i sacramenti, i carismi e la carità. Noi cresciamo in unità, in comunione con i sacramenti, con i carismi che ognuno ha perché glieli ha dati lo Spirito santo, e con la carità”.

“I sacramenti – ha ribadito – non sono apparenze, non sono riti. I sacramenti sono la forza di Cristo. C’è Gesù Cristo nei sacramenti. Quando celebriamo la messa, nell’eucaristia c’è Gesù vivo, proprio lui, vivo, che ci raduna, ci fa comunità, ci fa adorare il Padre… Ogni incontro con Cristo, che nei sacramenti ci dona la salvezza, ci invita ad ‘andare’ e comunicare agli altri una Salvezza che abbiamo potuto vedere, toccare, incontrare, accogliere, e che è davvero credibile perché è amore. In questo modo, i sacramenti ci spingono a essere missionari, e l’impegno apostolico di portare il Vangelo in ogni ambiente, anche in quelli più ostili, costituisce il frutto più autentico di un’assidua vita sacramentale”.

Riguardo ai carismi: “Lo Spirito santo dispensa ai fedeli una moltitudine di doni e di grazie spirituali. Questa ricchezza – diciamo – fantasiosa dei doni dello Spirito santo è finalizzata all’edificazione della Chiesa… Non sono dati a beneficio di chi li riceve, ma per l’utilità del popolo di Dio. Se un carisma, invece, serve ad affermare se stessi, c’è da dubitare che si tratti di un autentico carisma o che sia fedelmente vissuto”. E a braccio ha affermato: “Non spegnere lo Spirito, lo Spirito che ci dà questi regali, queste abilità, queste virtù, queste cose tanto belle che fanno crescere la Chiesa!”.

Infine, la comunione della carità. Il Papa ha affermato: “I carismi sono importanti nella vita della comunità cristiana, ma sono sempre dei mezzi per crescere nella carità, nell’amore, che san Paolo colloca al di sopra dei carismi (cfr 1Cor 13). Senza l’amore, infatti, anche i doni più straordinari sono vani… Il più piccolo dei nostri gesti d’amore ha effetti buoni per tutti! Pertanto, vivere la unità della Chiesa, la comunione della carità significa non cercare il proprio interesse, ma condividere le sofferenze e le gioie dei fratelli, pronti a portare i pesi di quelli più deboli e poveri”.