In attesa del Papa

Parola di vescovo

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Il 27 ottobre Papa Benedetto XVI è venuto ad Assisi, patria di san Francesco uomo di pace, venticinque anni dopo la visita promossa dal beato Giovanni Paolo II, per ricordare e rinnovare quell’audace incontro di tutte le confessioni religiose, al fine di pregare insieme per la pace nel mondo: ogni confessione per suo conto, ma tutti insieme a pregare nello stesso tempo e con lo stesso scopo. Nel 1986 parve a molti un azzardo, e qualche voce isolata gridò allo scandalo, o almeno al rischio di contaminazione; poi l’iniziativa si rivelò per quello che era e doveva essere: un incontro di credenti per chiedere al Dio in cui ciascuna religione crede, ma che è l’unico Dio di tutti anche se variano i nomi e gli intendimenti, di aiutarci a promuovere la pace tra tutti gli umani. “Non più la guerra – gridò con forza Papa Giovanni Paolo II – ma la pace!”. Prese allora particolare configurazione quello “spirito di Assisi” che, intuìto anche da Aldo Capitini in una sua lettera all’eremita sorella Maria di Campello, lo spinse a promuovere cinquant’anni fa la nota “Marcia della pace”, pur se ancora inficiata di ideologia e di politica; ma trovò ampia esplicitazione proprio nelle parole, e ancor più nelle preghiere e nei gesti del Papa e dei rappresentanti di tutte le religioni del mondo. La pace si fece non solo attesa politica, ma ideale di vita, di spiritualità, di fede, e se ne chiese il dono a Dio, che tutela come nessun’altra potenza umana la dignità e la speranza dell’uomo. Tre anni dopo, nel 1989, come si ricorderà, crollarono come birilli e senza spargimento di sangue tutti i regimi comunisti. Questo però non ha significato – purtroppo! – la nascita dell’era della pace. Anzi dieci anni dopo, con il crollo delle Torri gemelle causato da altra ideologia, s’ebbe una ripresa della crudele inciviltà della guerra, che pensa di risolvere problemi veri con la violenza e l’arbitrio. Abbiamo bisogno di ritornare a quel bagno di grazia di venticinque anni fa, nella speranza che cessino anche altre guerre mai dichiarate, ma non meno produttrici di sofferenza e di ingiustizie, come quelle che la tragica finanza di rapina in corso fa balenare. Speriamo di no, e per questo, come Papa Benedetto oggi ci invita a fare, torniamo a pregare, a riflettere seriamente sulla responsabilità degli umani dinanzi alla storia, a cercare insieme le ardue vie della pace. O, se vogliamo dirlo con le parole d’un saggio pensatore, don Italo Mancini – che scriveva nel fatidico 1989 “Tornino i volti” -, a far tornare, come lui la chiamava, “l’etica dei volti”. È infatti questo il nuovo soggetto della storia per l’ethos futuro del mondo, una specie di patria sempre intravvista, particolarmente dai cristiani, e mai veramente posseduta: il Prossimo, l’Altro, il Volto, per giungere finalmente ad una fraternità senza terrore, che è poi la civiltà dell’Amore, specifico frutto della fede e dell’ethos cristiano, ma anche sogno razionale d’ogni persona di buona volontà. Dall’incontro degli esponenti delle diverse religioni del mondo, quindi, non ci aspettiamo tanto un embrasson nous solo formale, di cortesia, non incisivo nell’ora tragica della storia che stiamo attraversando, ma anche un incoraggiamento reciproco a credere e a camminare senza riserve mentali lungo le vie della pace e della fraternità, sollecitati in questo dall’unico Dio in cui tutte le religioni s’incontrano. Ci aspettiamo anche un clima diverso nel rapporto tra le religioni, che sia, perché no?, preparazione ed attesa, del giorno in cui riusciremo a dire tutti insieme: “Padre nostro”.

AUTORE: Giuseppe Chiaretti