In pellegrinaggio a Lourdes per imparare a fidarsi di Dio

Oltre 1.000 pellegrini, di cui circa metà della diocesi spoletina guidati da mons. Fontana

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Giugno 2001, anno del Sinodo: la nostra arcidiocesi si è recata in pellegrinaggio alla grotta di Lourdes. Siamo andati in quasi 450, con il nostro arcivescovo mons. Riccardo Fontana e una ventina di presbiteri unendoci al pellegrinaggio regionale, con l’assistente dell’Unitalsi umbra don Girolamo Giovannini e il presidente Giorgio Becherini. Monsignor Fontana che ha presieduti ambedue i pellegrinaggi, ha saputo parlare ai suoi come all’intera massa degli oltre mille pellegrini: un’occasione ancora per cogliere l’interazione delle otto chiese sorelle, nei comuni obiettivi, per gli stessi sentieri. Ricollegandosi al discorso del Papa ai vescovi umbri – visita ad limina 1991 – ha proposto ancora, con chiarezza e vigore, il tema della comunità ecclesiale che annuncia, celebra, si fa testimonianza di carità. Quanto alla nostra diocesi, restano indimenticabili le espressioni e i commenti dei pellegrini spoletini-nursini nell’incontro di domenica sera, presenti anche don Girolamo e il presidente Giorgio Becherini, cui l’Arcivescovo ha voluto esprimere il ringraziamento più vivo per l’ottima organizzazione, facendo poi dono al Presidente di un’immagine della Ss.ma Icone, la “nostra” Madonna, l’Odigitria del dolore che si fa emblema di redenzione, nel segno della speranza. Ha diretto l’incontro con tanta simpatica verve don Paolo Peciola, assistente diocesano, cui vogliamo ancora gridare ben alto il nostro “bravo”, sia a lui che a tutti i suoi collaboratori, nell’organizzazione come nell’assistenza ai malati, così attenta e addirittura filiale. ABBIAMOINCONTRATOLA CHIESANon possiamo certo ripercorrere così l’intero tracciato del vasto programma, soltanto accennare. Ci ha colpito una frase di mons. Fontana: “Siamo venuti a incontrare la Chiesa”. E l’abbiamo davvero incontrata, anzitutto nella folla multicolore e multietnica delle processioni sia con il Santissimo con i malati, che, alla sera, aux flambeaux. Toccavi con mano l’universalità e l’intensità: non la folla spesso distratta di tante nostre “adunate”, ma l’assemblea cosciente e ispirata, addirittura commossa, in un magnificat incessante che aveva l’empito stesso di Maria. Abbiamo accennato alle due processioni quotidiane, specie quella “aux flambeaux”, venerdì 15, e con il Santissimo sabato 16, affidate più direttamente a noi di Spoleto. Senza dire della Via Crucis, venerdì mattina, tutta per noi di Spoleto, salvo a ricongiungerci al termine con tutti gli altri dell’Umbria. E come dimenticare due celebrazioni eucaristiche di particolare importanza, quella di sabato 16 alla Grotta e domenica nella Basilica sotterranea di S. Pio X? Ambedue presiedute da mons. Fontana, con la partecipazione di altri vescovi, particolarmente di Imperia-Albenga, che citiamo qui più direttamente perché diocesi impegnata, come noi, nel Sinodo diocesano. Che dire poi della “Messa internazionale” di domenica al S. Pio X? Un pieno davvero traboccante e travolgente: 150 sacerdoti, un’assemblea di almeno 20.000 fedeli, tutto un proscenio – ci si scusi il termine – di decine e decine di carrozzelle con il loro carico umano di un’eloquenza indicibile. Il saluto iniziale di mons. Arcivescovo in italiano, francese, inglese, spagnolo, maltese, tedesco, le varie letture bibliche nelle varie lingue, i vari brani della Cappella musicale, soprattutto in francese, ma via via anche nei vari idiomi, con il possente Alleluja in francese da tutti, facilmente e largamente partecipato con una forza che non era di maniera ma aveva tutto il vigore della fede. Abbiamo riscoperto così la forza della pluralità che si fa manifestamente unità: valore di un ritornello – ha detto mons. Fontana – che va davvero riscoperto anche nelle nostre chiese nel dialogo fra schola cantorum e popolo; come è avvenuto particolarmente anche nel canto del Gloria.E poi l’ordine perfetto, la distribuzione di migliaia di comunioni, a partire dai malati, senza la minima confusione e con rapidità esemplare: le bandierine dei barellieri accanto ad ogni sacerdote, il “Corpus Christi” in latino per l’Amen ebraico di tutti i comunicandi. Veramente sentivi la Chiesa, ti sentivi Chiesa. PELLEGRINAGGIO E CATECHESIVogliamo concludere questa rapida rievocazione con un accenno brevissimo alla catechesi, applauditissima, di mons. Fontana, per l’intero pellegrinaggio umbro, nella sala Giovanni XXIII, nei pomeriggi da giovedì a sabato. Qui possiamo unicamente ricordare il tema generale, ma chi volesse risalire al testo potrà consultare il prossimo numero di luglio di “Chiesa in Cammino” periodico della nostra diocesi. Attenzione: mons. Fontana ha parlato a braccio, non potremo quindi che riassumere con parole nostre. Il primo tema è stato quello delle otto chiese sorelle dell’Umbria e la necessità di ispirarsi unitariamente a Maria, che subito dopo l’Annunciazione, udito di Elisabetta, “balza in piedi” e parte immediatamente. Occorre che ci muoviamo anche noi, senza indugi e con la stessa decisione naturalmente con un progetto preciso, sulla triplice linea dell’annunzio, celebrazione e testimonianza. Il secondo giorno, ancora tre passi, nel quadro della seconda parte del Magnificat. Siamo il popolo di Dio che ci ha cercato uno ad uno, ci ha adunato con il Papa e il Collegio apostolico che si perpetua nei nostri vescovi. Una è Maria, uno è lo Spirito che ci fa uni nel vincolo della pace. Siamo povera gente ma lo Spirito è in noi. Tocca dunque a noi, avanti così nel dono. Il vescovo Fontana ha la delega per la Caritas regionale, ed è ad una testimonianza sempre più vera di carità che egli tutti ci invita: arricchiti dallo Spirito, ci prodighiamo nel dono. Naturalmente, riconciliati: quale significato avrebbe altrimenti la Confessione e la Comunione in cui ci siamo tutti ritrovati? Nel terzo giorno, ha dominato ancora il Magnificat, con i sette verbi al passato usati da Maria per dire l’opera dell’Onnipotente: sette il numero della pienezza, il passato storico per dire la concretezza dell’opera già compiuta. Dio agisce, è necessario che con la stessa concretezza e immediatezza agiamo anche noi, suo corpo. Nati dal costato di Cristo, completiamo nella storia ciò che manca alla passione, con la Chiesa che nasce ogni volta che ci misuriamo con la sofferenza. Altro che stare a lamentarci e piagnucolare e mormorare. Pensi ognuno ciò che Cristo attende da lui e non da altri, da qualsiasi altro. Dio è con noi, si accende la speranza. Siamo a Lourdes per imparare a fidarci di Dio. “Un pellegrinaggio faticoso – ha commentato don Girolamo – ma proprio per questo più bello”. Lunedì alla stazione di Lourdes, al momento della partenza, i giovani hanno sollevato l’Arcivescovo sulle spalle portandolo in trionfo con canti e grida di evviva. Tornato a Spoleto, mons. Fontana, con una delegazione, si è recato ad offrire in Cattedrale un mazzo di rose alla Ss. Icona.

AUTORE: Agostino Rossi