In viaggio come gli apostoli

Intervista a mons. Riccardo Fontana nell'imminenza della partenza per la diocesi di Arezzo

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Il 30 agosto e il 6 settembre il grande abbraccio della Chiesa e della Città all’ArcivescovoLa Chiesa di Dio che è in Spoleto-Norcia, riconoscente al Signore per averlo avuto come Pastore in questi tredici anni del suo ministero episcopale, saluta con gratitudine l’arcivescovo Riccardo Fontana chiamato a reggere la Chiesa di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Domenica 30 agosto, solennità della Dedicazione della chiesa cattedrale, il presule saluterà la diocesi. Programma: ore 16, palazzo comunale, le autorità salutano l’arcivescovo; ore 17.30, basilica di Sant’Eufemia, vespri; ore 18, cattedrale, messa pontificale; ore 21.30, piazza Duomo, la Città saluta il suo Vescovo con momenti culturali, musicali e di intrattenimento. Domenica 6 settembre saranno, invece, i giovani a salutare mons. Fontana nella chiesa di San Sabino, sede del seminario arcivescovile (ore 18). Ricordiamo che il presule farà ingresso ad Arezzo il pomeriggio di domenica 13 settembre. La diocesi ha prenotato dei pullman per accompagnarlo nella sua nuova sede. Per info: contattare la curia diocesana (0743 23101) o la propria parrocchia. La Chiesa di Spoleto-Norcia saluta con la commozione nell’animo l’arcivescovo Fontana, ma soprattutto, come afferma il vicario generale mons. Luigi Piccioli, ‘con gratitudine e riconoscenza, convinti e certi che occuperemo sempre una porzione del suo cuore. In questo nuovo tratto del cammino ad Arezzo – scrive mons. Piccioli a Fontana – sempre l’accompagni la benedizione della Santissima Icone, l’Aghiosoritissa, il coraggio intrepido del protomartire Ponziano, la sapienza e la paternità del patriarca Benedetto, la particolare fiducia dell’umile ma intrepida Rita, la luce di Chiara della Croce che mai fa mancare il suo conforto nella inevitabile fatica della vita e del ministero’. Eccellenza, sta per congedarsi dalla Chiesa di Spoleto-Norcia. Lo fa regalando ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e al popolo di Dio una pubblicazione che raccoglie le sue omelie alle messe crismali. ‘Sì. Al momento del congedo dal popolo di Dio che è pellegrino in Spoleto e Norcia, mi piace rievocare la mia esperienza di Chiesa attraverso gli oli santi, che sono come una sintesi felice di questi quattordici anni trascorsi in Umbria. La triplice presenza dell’olio dei catecumeni – il futuro dell’evangelizzazione -, dell’olio degli infermi – il ministero della consolazione – e il crisma – la centralità di Gesù nella vita della Chiesa – mi aprono non solo al Triduo, ma alla dimensione pasquale che porto con me, come la verità che dà il senso ad ogni altra cosa. Come gli apostoli di cui sono successore, in limine Templi, oso chiedere anch’io a Gesù: dove vuoi che andiamo a far Pasqua? Sono certo anch’io dell’asino e della stanza del piano superiore’. Ora è vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Cosa si aspetta? ‘Per quattordici Pasque sono stato vescovo della Chiesa spoletana-nursina; altre quattordici, secondo l’anagrafe, me ne restano per deporre il ministero attivo. Sono certo del passato, non so ovviamente nulla del futuro, se non che mi fido del Signore. L’evento per cui il Vescovo di Roma mi chiede di passare dalla Chiesa di Spoleto-Norcia alla Chiesa di Arezzo-Cortona-Sansepolcro è una ben minuscola vicenda nella grande storia delle nostre Chiese, all’avvio del Terzo Millennio; e meno che infinitesimale nella storia della salvezza. So solo che, come i miei avi vissuti sul mare che ho alzato nello stemma, anche per me, come Pompeo con i suoi marinai riluttanti a lasciare l’Oriente, navigare necesse est. Ancora una volta costretto a fare le valigie, non so cosa mi aspetta, ma voglio raccontare la mia ricerca del santo Graal. L’attitudine a misurarsi con la Scrittura fa parte del mio modo d’essere, ancor più che il modo di vestirmi e le preferenze che mi connotano agli occhi degli amici’. Lei ha detto a Spoleto lascio l’anima’Le quattordici Pasque da vescovo a Spoleto sono una pietra inevitabile, come la Pietra angolare che è Cristo: lo sono per me e lo sono per il popolo che mi è stato affidato. Al momento di salpare verso i lidi dove mi destina la Chiesa, sento il bisogno di fare come Giovanni che, non riuscendo a capir di meglio in quello che sta avvenendo, poggia il capo sul cuore di Cristo. Il fascino di recuperare il ministero nell’itineranza – così fecero gli apostoli – si coniuga naturalmente con la parresìa e mi fa crescere nel cuore il comando della Scrittura riguardo ai ministri della Parola: ‘Ditelo sui tetti’. Non è tempo di bilancio: so per certo della promessa del Signore, che ai suoi assicura, oltre al centuplo in questa vita, assieme a persecuzione, la vita eterna’. Qual è il filo d’oro che unisce gli anni spesi a servizio della Chiesa e che continuerà ancora ad esserlo? ‘Ero ragazzo, appena approdato alla Gregoriana con il bagaglio un po’ confuso e incerto dei miei ideali e la voglia forte di diventare prete, quando arrivato a Roma dal mio paese, trovai che sant’Ermete, il martire patrono di Forte dei Marmi, a Roma ha una catacomba. Fu una scoperta imbattermi in Papa Damaso e nell’epigramma che descrive la vicenda spirituale del Santo della mia infanzia: giovane liberto greco, lascia la sua terra alla ricerca del Bello, principale obiettivo della cultura che lo aveva generato. Approda a Roma, patria del diritto, e si impegna con tutte le forze intellettuali nello studio della legge, affascinato della ricerca della giustizia. Attratto dalla pace incontra il Cristo, scopre l’agape e gli fa dono della sua giovane vita, trovando finalmente il senso dell’essere e le ragioni dell’esistenza. Il piccolo martire della via Salaria vecchia, tante volte invocato nella fanciullezza pur senza conoscerlo, divenne una proposta, che mi confortò sul senso di avviare il percorso che Dio mi riservava. Mi affascina ancora, perché il ritmo densissimo dell’epigramma di Papa Damaso, quasi un responso della sibilla delfica, non è ancora arrivato al compimento in me’.

AUTORE: Francesco Carlini