Insieme per eliminare lo spreco di alimenti

Progetto regionale a vasto raggio nella società

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cibo-sprecoOgni anno in Italia finiscono in discarica 10 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 37 miliardi di euro, mentre ci sarebbero circa 6 milioni di italiani in stato di ‘povertà alimentare’ che non sempre hanno soldi sufficienti per acquistare il latte, il pane, la carne e altri generi di prima necessità. Il cibo sprecato non è soltanto quello dei ristoranti o dei supermercati, ma anche quello della cucina e del frigorifero delle famiglie.

Anche in Umbria, il problema dello spreco mal si concilia con il fenomeno della povertà crescente. Per questo Regione e Cesvol di Perugia hanno promosso nelle scuole il concorso “Umbria che sì, Umbria che no – Rispettiamo il cibo, combattiamo lo spreco”.

L’iniziativa è parte di “un progetto ambizioso – ha detto la vice presidente della Regione con delega al welfare, Carla Casciari – per riflettere sullo spreco alimentare. Attraverso i giovani vogliamo coinvolgere le famiglie e gli adulti, per sviluppare la consapevolezza che, adottando corretti stili di vita e di consumo, si possono ridurre questi assurdi sprechi contribuendo così anche alla tutela dell’ambiente. Perché l’educazione al consumo consapevole comincia proporio in casa e in famiglia con la lista della spesa e la gestione del frigorifero”.

Alla presentazione del concorso a palazzo Donini sono intervenuti anche rappresentanti del Tavolo idee realizzabili, dell’associazione Amica Sofia e di Actionaid Umbria, che hanno collaborato alla sua realizzazione, e delle aziende private sponsor della iniziativa. Il premio – ha spiegato Casciari – fa parte del progetto Zero Waste per diffondere in Umbria la cultura del consumo consapevole e per la promozione e la valorizzazione di una rete di solidarietà sociale per il recupero di beni invenduti e la distribuzione a persone e famiglie bisognose.

Alessandra Stocchi, referente del Cesvol per questo progetto, ha detto che da ormai tre anni si sta operando su due fronti paralleli: la promozione di una cultura del consumo consapevole e l’attività operativa per il recupero, lo stoccaggio e la distribuzione di alimenti che andrebbero sprecati. Con la collaborazione e il supporto di aziende private, supermercati e di una rete di associazioni di varia estrazione.

“In questa società degli sprechi – ha detto il presidente del Cesvol, Giancarlo Billi – operiamo per un’economia che tenda al recupero, ma dobbiamo fare rete, dato che soltanto in provincia di Perugia ci sono circa 1.800 associazioni di volontariato. Un fatto positivo, ma per interventi più efficaci si deve passare dall’io al noi”.

Nel caso del progetto Zero Waste non c’è infatti solo il problema della raccolta di generi alimentari in scadenza, ma bisogna anche organizzarne il controllo, lo stoccaggio e la distribuzione sul territorio. Serve insomma un’organizzazione complessa che può funzionare soltanto se le associazioni lavorano insieme.

Il concorso per le scuole
Negli ultimi anni lo spreco alimentare è andato crescendo, in un mondo in cui un miliardo di persone soffre la fame e dove si sprecano ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, pari a un terzo della produzione totale di cibo destinato al consumo umano. Il concorso, riservato agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado dell’Umbria, vuole rappresentare una occasione di riflessione su questi temi. Si potrà partecipare con 3 tipi di elaborati: manifesti; pieghevoli con disegni, foto e testi; spot o brevi filmati. Dovranno essere inviati entro il 20 aprile in formato multimediale all’indirizzo info@zerosprechi.net. Previsti premi per 4.500 euro. Gli elaborati verranno quindi pubblicati sul sito www.zerosprechi.net e in un dvd.

Enzo Ferrini

 

Iniziative in tutta Umbria

A Perugia la Croce rossa ha attivato un servizio per persone in stato di povertà estrema con un numero telefonico, uno sportello di ascolto e un servizio di raccolta e distribuzione di viveri. La Caritas di Ponte San Giovanni e l’associazione Assolint forniscono servizi di sostegno, beni alimentari e abbigliamento a persone e famiglie bisognose, mentre il Banco alimentare e l’associazione Ipo con il progetto “Sano e solidale” svolgono anche una campagna di educazione alimentare. Sempre a Perugia sono in fase di partenza il progetto “Recupero solidale”, con capofila la cooperativa Babele, per il recupero di cibi cotti in mense scolastiche e aziendali e in ristoranti, e quello di Confcommercio e Comune per recuperare pane e prodotti da forno in panifici e supermercati.

A Città di Castello per rifornire di ortaggi e frutta l’Emporio della solidarietà San Giorgio, aperto dalla Caritas e che assiste 500 famiglie, volontari di varie associazioni coltivano un ‘orto sociale’ su un terreno concesso gratuitamente dal Comune. A Spoleto opera un Banco del recupero delle eccedenze alimentari per iniziativa del Comune e del consorzio Abn, mentre a Trevi sta per essere aperto un Emporio sociale promosso da Comune, Caritas e una rete di associazioni. Anche a Marsciano sta diventando operativo un Emporio solidale per iniziativa delle associazioni Laboratoriamo e Makeba, Banca del tempo, Caritas e Comune.

A Narni e Corciano, con il progetto “Solidarietà a domicilio”, la coop. Babele, in collaborazione con i due Comuni e varie associazioni, intende rifornire famiglie e persone bisognose di prodotti alimentari (anche cucinati) donati da aziende locali. Il progetto Zero Waste (“Zero rifiuti”) è promosso dalla Regione in collaborazione con i Comuni di Perugia e Città di Castello e il Cesvol Perugia. Tra i partner operativi ci sono il Banco alimentare, la Caritas diocesana di Città di Castello e l’associazione “Il Samaritano”. Il progetto fa parte di un protocollo di intesa con la Regione per “il sostegno, promozione e valorizzazione della rete di solidarietà sociale a supporto delle situazioni di disagio sociale”. Tante le iniziative già avviate (o che stanno per esserlo) elencate in un opuscolo di Regione e Cesvol. “Le nuove povertà – ha detto la vice presidente della Regione Carla Casciari – coinvolgono sempre di più persone. In Umbria sarebbero dalle 30 alle 40 mila”.

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