Pesanti interrogativi sul futuro dell’Umbria

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di Daris Giancarlini

La cosa da non fare, se si è appena tornati dalle ferie, è leggere i dati Istat sull’Umbria. Mi si dirà che non è proprio usanza… ma se ‘vacanze finite’ vuol dire ‘ripartenza’, allora uno si deve anche rendere conto del contesto. Che non è per nulla incoraggiante: con la disoccupazione al 10 per cento, punte sopra l’11 nella martoriata fascia appenninica, e un totale di oltre 41.000 umbri senza lavoro.

I numeri sul Pil umbro, il prodotto interno lordo pro capite, sono anch’essi poco incoraggianti: questo termometro della vitalità economica è sceso, dal 2007 al 2015, dal 18,3 per cento, assegnando all’Umbria il penultimo posto nella classifica nazionale del Pil pro capite.

Nel contempo, il futuro dell’Ast di Terni è ancora ombreggiato da vari punti interrogativi, e se ne discuterà al ministero dello Sviluppo economico il 13 settembre prossimo. Le problematiche in Perugina, per il momento, sembrano vivere un momento di stasi. Ma il oltre il 95 per cento delle aziende umbre ha meno di 9 dipendenti; ebbene, questo ‘zoccolo duro’ del sistema produttivo regionale ha perso, dal 2009, oltre 3.000 imprese (dati Cna).

Allora da dove si riparte, in Umbria, dopo le ferie? Dal silenzio della politica, tutta la politica: con un Pd ancora frastornato dalle batoste elettorali, un centrodestra in cerca di un punto di equilibrio di fronte all’onda montante della Lega, e i cinquestelle più inclini alla denuncia e alla protesta che alla proposta. Ma le amministrative del 2019 si avvicinano, così come le regionali del 2020. Per allora, ci sarà ancora l’Umbria come la conosciamo oggi?

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